Come un ciclone

Scendono sibilando

come serpi le chiome corvine

sul vestito immacolato

che scopre valli di cosce

e tacchi che pungono i sassi,

mentre danze iberiche roteano

e divorano l’aia di ghiaia

e i cipressi in ginocchio

a pregar la frescura.

 

Come sinuoso filare di ribes

ballano i seni di latte, bruciando

il pathos impestato come pece,

e s’imperla la schiena fradicia

di salato e di miniati cristalli,

fragranze di spumosi cavalloni

e reliquie di muschio boreale.

 

Irresistibile

è quella donna

che fa sudare

anche il sole.

 

 

Carlo Molinari

Una volta

Pelle mia

di selce e di spine,

t’han sbranata

panico e pugnali

seghettati di pianto.

 

Corpo mio candido

di bacche e di farfalle,

t’han sfigurato

acque artiche

di sangue scarlatto,

come volto cinereo

grondante legnate

violacee e d’abisso.

 

Anima mia

d’aria e di passione,

hai mietuto il male

che ti uccideva

anni d’erba giovane

e m’hai elevato

da squarci e sepolcri.

 

Ché la vita si graffia

ma anche si bacia,

il respiro si spezza

ma anche s’espande.

 

E si risorge,

perché così si deve.

 

 

Carlo Molinari

http://carlo-molinari.simplesite.com

Stella d’Oriente

Afferrami ancor accanto a te,

stridono al gelo stanotte gli astri

e siderale è la distanza fra noi,

t’ho cantata in estasi e affanno

ho dipinto le Pleiadi e Orione

in occhi di sterminato pozzo

ma ora la luna è a pezzi, smorta

s’avvilisce questa brina violenta,

e il vento ha smesso di gridare.

 

La passione va e viene, e tu

mia stella d’Oriente antico,

hai già smesso di tornare.

 

 

Carlo Molinari

Tratta da “Ti chiamo Azzurra” (Kimerik, 2019)

Di rondini zigane

Garrisce

questa nuova alba

al canto sfrenato

di rondini senza meta,

e il cuore fiorisce

e si mescola fiero

al verde dei tralci.

 

La notte s’è fregiata

di ceruleo e di pesca

e le nuvole s’incalzano

verso il cosmo tenero,

che non puoi palpare

ma che si fa decantare

tra papaveri e grano d’oro.

 

Ci si può smarrire

negl’impeti di luce

senza una preghiera.

 

 

Carlo Molinari

http://carlo-molinari.simplesite.com

Dialisi permanente

Ci siamo detti addio mille volte

ma il mio cuore non può

che restare conficcato nel tuo,

come pugnale che gronda

fiotti di sangue innocente,

come spaccatura emofiliaca

che non può rimarginarsi,

come occhi che diventano ciechi

come labbra che smettono di parlare

come volti che paiono catatonici

come gambe di paralisi acuta,

perché tu sei vento, uragano, tempesta

fuoco, incendio, roveto ardente

tocco lieve, delicato e violento

che rasenta la pelle secca

e la corrode lasciando cicatrici,

pianto sterminatore e gioia da parto

strage da fiume di montagna

e acqua di torrente di campagna,

sei ferita di guerra arcaica

e gli scudi ormai tacciono a terra,

e le mani han smesso di cercare.

 

Il sole bacia solo le anime

che hanno osato rischiare.

 

 

Poesia premiata (e segnalazione come “Autore del giorno”) dai siti “Poesia Nuova” e “Parole del cuore”, siti di poesia contemporanea e d’avanguardia, 2018-2019-2020.

 

Carlo Molinari

Tratta da “Ti chiamo Azzurra” (Kimerik, 2019).

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