Ancora solo 2 copie!

Titolo: Ti chiamo Azzurra
Sottotitolo: D’Amor non solo parlai
Tipologia: raccolta di poesie (2018-19)
Pagine: 131

Sinossi:

Il tema dell’amore. Un argomento toccato da tutti i cantori d’ogni tempo nelle forme più originali e disparate. Mai passato di moda. Sempre attuale. E sempre diverso.
Le tematiche d’amore intessono la vita d’ogni essere umano fin dalla notte dei tempi, lo toccano nelle profondità più nascoste e più intime, a volte permeano l’intera sua esistenza.
Il sentimento per eccellenza viene toccato e ampliato in questa raccolta di Carlo Molinari, che non si limita tuttavia a contenere liriche solo in tal senso, ma spazia anche in altre svariate e interessanti tematiche, quali esistenzialismo, natura e spiritualità.

Ancora disponibili solo 2 copie.

Per motivi personali l’ho tolto dal commercio qualche mese fa, quindi non si trova né in libreria né on line: posso spedirlo solo io a chi è interessato/a.

Scrivetemi in privato, grazie. 😄

Patrocinato dalla Provincia di Treviso e dal Comune di Conegliano (TV): nota introduttiva a cura della dott.ssa Gaia Maschio (Assessore alla Cultura del Comune di Conegliano).

Preludio d’ali

Un petalo

fra le dita mute,

nella scena insulsa

d’una notte corvina

senz’astri da stuprare.

Fumo, e mi distraggo,

c’è aria d’amore latente

e attesa di suoni e aurore,

nubi inchiostrate di buio

e silenzi a giustiziare

un’anima criminale, persa

nel tempo dell’insania.

Mentre l’Ave risuona

a invocare aiuto, adesso

e nell’ora della nostra morte

(e così mi auguro che sia),

ma l’amore,

mi si dica per pietà,

in quale cielo s’è immolato?

Carlo Molinari

Se solo l’uomo

Eppure

cantano ancora.

Oh docili passeri

dal trillo di letizia,

che suonate l’addio

alla perdita della notte

sull’indolenza dei rami

di frescura ammantati,

se solo l’uomo

cogliesse e penetrasse

l’intimità dell’universo

e accettasse di stracciare

schiere di panico e tormenti

per impastarsi d’aurora,

in assenza di pensiero

e in ascesa senz’inferriate,

se solo si vivesse

nell’attesa, ad ampi sospiri

d’un emigrar di stelle

verso la promessa del ritorno

senza pretender nulla,

in un tacer quasi divino!

Carlo Molinari

Di onda e di sale

Se sei onda

percorri il mio corpo,

lasciami

le tue conchiglie

e cicatrici di sale amaro,

sai che io

sono di terra e di vento

ma intendo la marea

e l’odore dell’arenile.

Se sei onda

corrugami l’anima

e snodati tra le piaghe

d’una voragine di vita,

che s’annebbia

e s’angustia, ora

che il sole s’è riposto

tra le pietre delle nubi,

e mi ride sulle viscere.

Carlo Molinari

Ripensando al mare, in questa giornata di sole assente e di strade sprofondate nel silenzio.

E si vive lo stesso

So bene

e sai bene,

al calar del giorno

al salir degl’incubi

mi rivesto

della tua aura

come mirra

che raffina l’anima.

Reclamo

la tua terra,

stendo le mie urla

sulle gesta del letto,

mi rendo acqua

tra le anse del tuo fiume

e il prodigar di grano.

E si vive lo stesso,

e si muore

col sorriso in faccia.

Carlo Molinari

Riguardati (video)

Ecco l’ottavo video che mi ha recitato il mio amico attore Bruno Di Giovanni, che non finirò mai di ringraziare sia per l’amicizia sia per l’onore che mi fa dando poesia con la sua voce melodiosa e vellutata, calda, a ciò che scrivo. Grazie anche a voi!

Si dice

Pater,

si dice nei cieli.

Ave,

si dice nei cieli.

Gloria,

si dice nei cieli.

E io

che resto

con la testa

appena fuori

da un mare

di fanghiglia,

a chiamare

sprazzi di Dio.

Carlo Molinari

Ph.: particolare de “Il giudizio universale” (Michelangelo Buonarroti)

Anche a lungo

Seppellisci

la rabbia del passato

in una fossa per cani,

come un morto

in fetida putrefazione.

Sputaci pure sopra

e travasa fiotti d’arsenico,

quello non sei più tu.

Tempi di pace e amanti

han scardinato

i tuoi portali già ariosi,

e ora sei anche padrone

d’impazzire, senza colpa,

per il sole e per la sua tenacia.

Sei stato maledetto,

adesso vattene col tuo lume

alle benedizioni del cielo,

e grida al baratro del tuo cuore

che il mistero della vita

è anche cosa tua, e ti dà tregua.

Ama e fatti amare

che non si vive due volte,

e coi tuoi stracci superstiti

pretendi solo sassate di verità,

ma pretendile da te stesso.

La felicità esiste, sì

e può durare anche a lungo.

Carlo Molinari

http://carlo-molinari.simplesite.com

L’involucro

Involucro di carne e vene

che ti arrampichi

per le vie irte e spinose

dell’onda cerebrale;

occhio accigliato che mi squarti

con l’iride fulminante

e con la fonda pupilla

(fuoriesce l’acre fumo del passato).

Mani tremanti, di artrite

pronta a dilaniare,

dita affusolate ancora per poco,

pianoforte caldo;

falsa, ma taccio il mio Io,

tra la lingua eccitata

sulle labbra screpolate

e il dentame

cristallino piombato.

Sei tu il mio corpo,

che andrà a sciogliersi

nelle acque torbide

o si plasmerà nella terra gravida.

E il pensiero che continua

a respirare,

col suo soffio

pesantemente pericoloso,

spettinerà e farà tremare

chi non ha capito.

Carlo Molinari

Anno 1989

Lettera a Dio

Ti cerco, o Signore

nel fragore dei miei passi,

nelle coloriture autunnali

nella risata d’un bambino

nella notte adornata di stelle.

Spesso non so dove tu sia,

passano giorni e anni di buio

passano dolori e umiliazioni

passano piogge e lacrime, e tu?

A volte invece mi scorri nelle vene

e so d’averti nelle piaghe del cuore,

leggo anche che sei morto per me,

ma quante volte mi annebbio

precipito e non so dove sia il sole!

E tutto il dolore del mondo?

E tutte le nostre pene?

Se tu sei bontà infinita, dov’eri

quand’è morto mio padre d’infarto?

Dov’eri quando deglutivo calmanti

per non delirare tra i miei tormenti?

Dove sei quando i bambini

crepano di fame, col ventre che scoppia?

Avrebbero avuto

tutta una vita intera da vivere!

Dov’è la tua tenerezza?

La tua misericordia?

Dove sei, dove

quando scoppiano bombe e attentati,

violenze sessuali, tumori maledetti

gente pedofila, quando la Natura ci massacra?

Ti prego, illumina

la fiaccola della mia anima!

Si dice che tu sia dappertutto.

L’ho anche letto in quel libro che chiamano Bibbia.

Dicono che tu sia nel raggio di sole, nella molecola,

nella sabbia del mare, nei tramonti sulle cime rosee

nelle raffiche di vento, nei campi di papaveri,

nei sassi, nelle mani d’un chirurgo, nelle ginocchia di chi prega

nei cuori di chi ama e anche di chi odia, nella polvere

nel bacio d’una madre, nel saluto d’un morente,

nell’acqua che disseta, nell’aria che ci fa vivere,

nella faccia velata della luna, nel silenzio del cosmo.

Può essere.

Dicono che tu porti la croce con noi.

Dicono che tutto concorre al bene, anche il male.

Che per tutto ci sia una spiegazione:

la capiremo quando saremo nell’Aldilà,

semmai ce ne dovesse essere uno.

Ma io, Signore, voglio comprendere

non ho più la forza di lacerarmi ancora,

chiedo la felicità adesso, non domani:

perché mi fai aspettare così tanto?

C’è gente che dà l’intera esistenza per te:

so delle chiese, dei tabernacoli, delle monache

e poi processioni, ostie sacre, chierichetti,

messe solenni, suore e preti, altre religioni

mille Credo, guru e fiumi sacri, Corani

Buddha, templi tibetani, sciamani, animisti.

Che sia tutto vero?

O ci siamo inventati tutto noi uomini?

Non abbiamo mai tempo per capire.

Allora fermati con noi,

qui in mezzo alla piazza del paese.

Anch’io ho da parlarti

ho tante cose da raccontarti,

ho da chiederti un mare di spiegazioni.

Conterei tutte le stelle del cielo

se questo fosse possibile!

Ti troverò allora nell’amore della mia donna,

nel pane caldo del fornaio, in questa semente

che sta germogliando, nella foglia macera sul selciato?

Ti troverò nei volti della gente, nella neve che cade tacita,

nei morti da ricordare, negli ospedali colmi di dolore

nei teatri pieni di risate, nel viavai del sabato pomeriggio,

nell’onda increspata, in questo vicino Natale?

Te lo chiedo da una vita

e ho già aspettato abbastanza.

Fatti miracolo,

se veramente mi hai creato tu.

Ti aspetto.

Carlo Molinari

A Samuele

Caro figlio ti scrivo

perché non ti ho dimenticato.

Ti aspetto sempre al calar del giorno,

quando s’aprono le finestre

e il canto del gallo saluta l’aurora,

ti aspetto quando la pioggia

liscia il selciato e l’asfalto odora

di pietre grezze e libertà,

quando la fatica intreccia

e cinge i fianchi ormai logori.

Figlio, son passati anni

ora i capelli grigi guazzano

e m’inebrio di grandi occhiali,

la mia vita è colma di tempo

ma prego ogni giorno

che s’alzi un vento tiepido

e come foglia di ciliegio

ti adagi sulla mia mano.

Ho lavorato tra la gente,

ho vestito i panni del poeta,

ho amato cuori di donne

e so d’amare ancora una sola anima,

sul mio libro ho scritto le pagine

d’un vivere graffiato, dopo anni

di lacerazioni in me stesso,

ed era dolore, croce issata come arresa.

Ti scrivo, figlio mio

perché non ti ho dimenticato,

e so che c’è un bosco quieto

che ci appiana il sentiero,

so della brezza che rasenta

la mia pelle con minime rughe,

e tu, dal volto liscio e fiero

stai seduto sul ciglio della strada

e attendi ch’io passi un giorno

a cantarti del passato, a raccontarti

che ci sono alberi, prati e viole

e un mare di telline chiare

che ci offre le sue onde e le sue maree.

Il tempo è ormai vicino,

e l’aria profuma di piume al vento:

le raccoglieremo una ad una

e ne faremo una coperta

che scaldi l’assenza e l’amarezza.

Ecco, ascolta, dolce è il sentire

e d’oro è questa notte:

sto in piedi e ti aspetto,

so ancora aspettare,

ho aspettato una vita

e la vita m’ha aspettato.

Non arriverà la mia morte

senza il bacio del ritorno,

senza il tuo viso sul mio petto

e giorni e tele da dipingere insieme,

per ciò che non s’è alzato mai in volo

e attende riscatto, e un giorno di rose.

E tu, figlio mio

quanti sogni hai nel cuore?

Carlo Molinari

Domani

Domani

vengo

a prenderti

per vivere

il tuo cuore,

ma prima

dammi tempo,

che devo passare

per l’anima,

a prepararti

un lago di ninfee.

Carlo Molinari

Siamo sementi

Il seme riposa,

insultato

da cumuli di neve,

e attende,

con una lama

in mano,

che se ne vada

la paura

di non farcela.

Così l’amore,

a volte, nei cuori.

Scende

negli inferi

dei tormenti,

ma ci resta

solo per tre giorni.

Carlo Molinari

Al Caffè delle Rose

Notte di stelle acide,

di visi dipinti come chiodi

nei brandelli dell’anima,

notte da cani sciolti

e da morsi e veleno

su cuore ostinato, discinto

rapinato di pezzi d’amore,

in cammino sui ciottoli

dell’astinenza, amaro e ribelle,

notte su fondi di caffè

nella melma d’una misera luna

invocata per pietosa compagnia,

come squarci sguaiati nel cosmo

e uomini senz’altari, né vino

né ostie degli angeli,

da ubriacarsi in paradisi

che non si sono aperti mai.

Carlo Molinari

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