Sei Donna

Sei Donna

e nulla ti è impossibile,

sei Donna

e sai da dove inizia la vita,

sei Donna

e sai quando finisce un amore.

Sei Donna

e porti in grembo tutta la verità,

sei Donna

e sai la grandezza dell’essere dono,

sei Donna

e ti meravigli al canto dell’aurora.

Sei Donna

e sai quant’è fatica il lavoro,

sei donna

e dispensi parole di conforto,

sei Donna

e sei il vanto d’ogni famiglia.

Sei Donna

e sai quanto conti la felicità,

sei Donna

e sai spremere il tuo cuore,

sei Donna

e sai salvare il dolore d’un figlio.

Sei Donna

e sai il valore d’una preghiera,

sei Donna

e non ti stanchi mai di cercare,

sei Donna

e sai lottare quando il buio avanza.

Sei Donna

e sai raccogliere ogni nostro pezzo,

sei Donna

e sai mantenere ogni scomodo segreto,

sei Donna

e sai farti luce quando un uomo piange.

Sei Donna

e sei il sogno in ogni letto d’innamorati,

sei Donna

e sai quanto conti pensare e tacere,

sei Donna

e sai portar la pace in ogni dissenso.

Sei Donna

e sai illuminarti nei versi d’un poeta,

sei Donna

e sei la calda carezza per ogni malato,

sei Donna

e sei il fiore bello più d’ogni primavera.

Sei Donna

e sei la creatura più degna di Dio,

sei Donna

e sai bene quando il gioco finisce,

sei Donna

e sai anche quando metterti da parte.

Sei Donna

e sai il valore della solitudine,

sei Donna

e non hai paura di chi tende la mano,

sei Donna

e conosci quanto pesa una lacrima.

Sei Donna

mille Donne in una Donna sola,

e tutto a te si deve

e tutto a te si canta

e tutto a te si consacra.

Carlo Molinari

Zero gradi

Anche con zero gradi cantate.

Uccelli del pio risveglio, cantate!

È il solo sollazzo che mi reca

l’imberbe giorno, ancor asservito

dalle tenebre delle rimembranze.

Certo, il pessimismo cosmico nero

io non bramo, l’infinito l’agguanto

ben oltre la siepe dei palazzi crudi.

E tu, Leopardi, perché vivesti acerbo

nel dolore e nella noia solo assorto?

Ben altro c’è nell’assurda notte cupa.

L’aspettar di lei, il suo sognar di libertà

e la mia vaghezza nel vederla spoglia.

Mescolanza di nervi e carni su di me,

ch’altro non voglio ammetter né dir

se non “Meraviglia delle Meraviglie”!

La forza c’è, non s’è dileguata.

La voglia c’è, non me l’hanno estirpata.

Ancor son vivo e scrivo, trascinandomi

nelle viscere del buio stellare e lunare.

Ancor mi strabilio e glorifico in versi

l’amor che non si dilegua, ma partorisce

incanto, brivido, batticuore e fioritura!

Ecco, lo splendor e la bellezza io anelo

pur nelle carceri della solitudine amara.

Riscrivi, allora, novelli carmi di stupore!

Osa, tenta, prova, ardisci, accoltellati

eppur magnificenza indaga e squarcia!

Un capolavoro fai dell’esistenza tua,

e non compiacerti dell’umano difetto.

Solo lei ti sa portare in palmo.

Solo lei non cerca di cambiarti.

Solo lei t’ama per ciò che puoi dare.

“Risplendi ancor di più”, un dì mi disse

e io, navigante d’una vita di bufere, vado

e com’araba fenice dalle ceneri riemergo.

Che mai succedette alla mia vita?

Qual miracolo i cieli m’offrirono?

Gridasti tu agli dei “Adesso è mio!”.

Negl’occhi miei t’annegasti e sussurrasti

“D’onde vieni tu? E prima dove abitasti?”.

Qui stavo, nel dolore e nell’abbandono,

nell’afflizione d’esser stato ancor ripudiato.

Ma mi bastavo e sopravvivevo.

Or tu notte, che ti fai giorno d’aurora

metti le ali e attendila con gran sorriso!

Oggi è festa, sì è festa.

Nell’animo rinato, ancor amato.

Quanta vita c’è ancor da viver splendendo?

Quanto amor c’è ancor d’amar sfolgorando?

Una campana suona lontana.

T’ha già vista arrivare, rivestita di rose.

Carlo Molinari

Viene la notte

Viene la notte

con i suoi anfratti ridenti,

mi straccio le vesti

e mi scompiglio tra le tue ossa.

Viene la notte

con i suoi denti acuminati,

mi mondo dai peccati

e mi sfinisco tra le tue gambe.

Viene la notte

con la sua risata baldracca,

prendo carta e penna

e ti dipingo come ninfea del buio.

Viene la notte

con la sue menzogne maledette,

mi ricurvo tra le mie paure

e ti consacro regina della mia follia.

Presto o tardi saremo un domani.

Carlo Molinari

S’è fermato il tempo

Occhi di creola clorofilla

fasci di cedro da felino siamese,

col tuo bacio felpato penetri

le fibre dei miei nervi e muscoli,

arretro dai bastioni delle mie difese

e mi sgretolo lento pietra dopo pietra.

Occhi che inneggiano vittoria

ricamati a pizzo tra fogliami di luna,

con le tue dita da Debussy devasti

ciò che resta delle mie rudi macerie,

m’incanto e altro non m’è lecito fare

se non arrancar col mio soffio di mirra.

Occhi mistici di viola appena colta

primavera di cuore che non perdona,

con i marosi delle tue labbra incornici

il mio sguardo mai sazio di meravigliarsi,

reco a sepoltura l’amarezza del passato

e con te m’involo sulla via del non ritorno.

Traguardi mai raggiunti.

Carlo Molinari

Libera verità

Carneade,

chi era costui?

Noi, come promessi sposi

che mai si sposeranno

ci rincorriamo tra i boschi,

tra elfi e fauni ondeggiamo

e tra le felci generose

occultiamo la nostra alcova

di radiche, mirtilli e bacche.

Siamo complici di fate e druidi

e di maghe celtiche

che impastano ossa e liquami

per leggerci un futuro improbabile

(ma noi ci sputacchiamo sopra);

confidiamo in un sangue di cuore

che ci sprizza e disegna

i nostri volti d’amanti ancestrali,

quel vermiglio che versammo copioso

dalle nostre vene e coronarie

per amore e docile appartenenza.

C’inoltriamo senza chiatte né remi

in quel ramo del lago di Como

per poi annullarci nel bacio dell’acque

(deliranti compagne del nostro viaggio),

torbide e gelide nelle correnti infauste

che lambiscono le nostra ossa argillose.

Ecco, le tue mani mi sequestrano

strette come cerniere di ferro e rame

e sbranano i nostri corpi denudati,

li fanno tempio dello Spirito Santo,

quale soavità e quale arcano!

Com’edere e cardi ci carezziamo

le carni e le pelli licenziose,

e nel lago ottenebriamo la ragione

(quel senno di poi che c’avrebbe salvati),

e nulla è più come prima.

Il tempo s’è corroso, ha frenato

la sua cruda corsa contro la nostra disfatta,

e così, amore, andremo ad immolarci

su cataste di legni nodosi e roveti ardenti,

che gli dei c’attendono e le muse c’incantano!

Saremo eterni, noi anime audaci,

e anche se dovessero calpestarci e disunirci

saremo due corpi immondi in amplessi

su monti di Venere e stelle nane intorpidite

(da lapidarci e ghigliottinarci)!

E così sia, amata!

E semmai il volgo, che nulla sa di noi

dovesse storcere la bocca

solo il buio immenso ci accoglierà

e farà di noi il più scintillante buco nero

d’un firmamento di titani

che mai nessuno osò toccare né pensare!

Saremo intarsio cesellato a fuoco

in quell’universo di spettri e di liriche

che già noi abbiam vergato

nei giorni scaraventati al macero,

e nell’epoche che verranno

ricordarlo bene, ad anima aperta,

saremo solo una sconcia ma libera verità

che nessun Dio potrà mai condannare

perché non si condanna l’amor amato,

perché non si condanna l’amor che brucia.

Carlo Molinari

Notte di san Lorenzo

S’alzava un vento d’ortiche spillose

su noi nudi in un campo d’Anthurium.

Le tue chiome come serpi di Caravaggio

le mie pupille come le stelle di van Gogh.

Era la notte sacra di san Lorenzo,

piovevano lacrime di cristallo da un cielo

che si rappezzava della sensualità d’agosto.

Tu a decantar Silvia e Leopardi

io a cercar una grotta fra i tuoi seni.

Attorno a noi l’erba, le formiche e i sassi

esagitati nel delirio sotto la volta celeste,

così munifica d’opulenza e di canti astrali.

Anche gli alberi e le foglie, più pazze che mai

s’imbellettavano d’amaranto e di violaceo

e le nostre nudità, come statue di Rodin

si stagliavano a raccogliere un bacio speziato

e una carezza sulle pelli accartocciate.

“Com’è santa quest’aria calda”, dicevi tu.

“Come ho voglia di far l’amore”, dicevo io.

“Com’è preghiera la notte stellare”, dicevi tu.

“Com’è elisir la tua lingua di miele, dicevo io.

La misericordia del tuo intelletto raccolse

la mia cafona carnalità, e c’innalzammo briosi

come amanti di Chagall in amplessi di chiarore,

dissolvendoci come oblio radioso verso l’aurora.

E fummo poi come un cantico d’amore

e fummo noi, nel nostro immenso mistero.

Carlo Molinari

Gente

Tratti di cemento

a infoltire sguardi di cera,

piedi che arrancano

tra polvere e formiche.

La gente sciama

e va cercando respiri ampi,

una sorsata di cielo

che arrechi bianchezza

al mattino sospeso nel nulla.

S’indugiano pruni di rose

e s’agguanta l’acre sconfitta

se un mistero è anche il sole,

e ogni pulsione

a far del vivere un’ariosità

che trascenda il battito.

E camminar soli

perché si ha da proseguir soli.

Carlo Molinari

Pura essenza

Vola, come aquila reale.

La tua tavolozza di tempere

s’è dischiusa, e discorre

coi cieli vermigli dell’amore.

Ora puoi inerpicarti fiera

oltre il biancore dei cirri,

puoi accoglier le rondini

che migrano dall’Africa nera

per far nidi di luna pallida

sulle tue chiome d’alabastro.

Ora puoi far brillar il cuore

come in un favo d’api regine

e radicar la tua verde felce

sulle mie labbra di vita gitana.

Puoi esser mite benevolenza

per me, sciagurato figlio di cielo

che pur vergo liriche e pulsioni

e nulla ho da chieder

se non il tuo folle baciare

le tue dita rampicanti d’edera

la tua pelle saporita d’aloe

le tue baie di mar cresposo.

Vola languida, come mite aquila

desnuda nel mio empireo,

e fatti quadro impressionista

più bella delle ninfee di Renoir

più caotica d’un amplesso di Mirò.

Fatti opera d’arte moderna

che nessuno possa racchiudere

al di fuori di me, esteta sincero

e sii la rota d’arcobaleno

dopo le mie intemperie di cuore,

che m’hanno avvilito

senza mai prostrarmi in cenere.

Perché io vivo d’amor e poesia

e solo la bellezza mi rende candela

e mi fa disquisire con le calde Pleiadi.

Vola, quindi, mia aquila sovrana

che il tempo è tiranno e s’attorciglia.

Non ansimar cime o praterie,

plana, arriva, giungi, fermati a me

che solo l’acqua corre folle

solo il mare non diventa mai legno.

Io t’aspetto alla soglia di casa

anche oggi e poi domani

e poi domani e poi oggi,

m’illumino del tuo suono dolce

e mi spoglio, sapendoti flusso d’amor

che mai delude né mai tradisce,

essenza pura d’un cielo senza censure.

Carlo Molinari

Sorridi sempre

Di giglio e neve di corallo

è il tuo liquido sorriso,

illumina a sole la mia stanza

e lesto si conficca nelle viscere,

tutto mi divien un mar di luce

e nel tuo Mistral mi sperdo

come fantasma senza un eden.

Sorridi sempre, come spuma

e recami il tuo cammeo d’opale

ch’io sussulto e di carmi t’innalzo,

come pellegrino di Compostela

che attende di nuovo vita nuova,

e salvezza da diavoli in tulle

dopo notti a ingoiar stelle di fango.

Sorridimi il tuo cielo.

Carlo Molinari

Va bene così

Bevo il caffè

quando il buio avvolge,

fumo in terrazza

quando tace anche il cielo.

Solo gli uccelli s’agitano

solo qualche auto crepita.

Questa notte insulsa

è vedova di tutto,

nera come l’inchiostro

appiccicosa come la pece.

Il silenzio mi scava le vene

l’infinito di Dio tace, anche lui.

Forse l’alba scaccerà via

questa maledizione in oblio,

forse l’abbaglio del sole

scuoterà altri spettri e ombre.

Oggi non vado cercando

versi di bellezza e incanto,

mi basta qualche stupidità

per fottere il tempo, e guaire

senza nessuno che m’ascolti.

Va bene così

buona giornata.

Carlo Molinari

La vita chiama

Perdonati

e troverai la pace,

sii clemente con te stesso.

Se hai sbagliato rifletti

e non tornare sulla strada.

Se perdoni te stesso

ti sentirai poi nella quiete

non avrai condanne da espiare,

inflitte proprio dal tuo cuore.

Se hai la forza e il coraggio

chiedi anche tu il perdono agli altri.

Se questo verrà accolto

tutto si riporterà all’equilibrio,

se invece verrà respinto

resta pur sempre nella calma.

Hai fatto quello che dovevi fare,

è un dovere di vita chieder perdono.

Non giudicare e non giudicarti.

Non vivere nella colpa

inflitta agli altri e poi a te stesso.

Non avere il veleno in bocca

non avere i fulmini negli occhi

butta via la rabbia e la vendetta,

non scagliare mai il tuo giudizio

né verso gli altri né verso te stesso.

Non c’è cosa peggiore e distruttiva

che inventarsi colpe inesistenti.

E sii generoso anche con gli altri,

se dovessero aver avuto delle colpe

chiare come il sole alla tua coscienza.

Lascia fare a Dio, se ci credi

giudicare non è mai compito tuo

in nessun caso, in nessuna occasione.

Non cadere in questo errore

ma se ci cadi continua a riflettere

e a perdonare te stesso, ogni volta.

Ama solo per la gioia di amare,

ama tutto e tutti, non aspettare

nulla in cambio, nessuna moneta.

Se ami solo per essere amato

e non sarai amato, quale amarezza

s’insinuerà mai nel tuo cuore?

Quale pena? Quale senso di rifiuto?

Se qualcuno ti ama, rimane.

Se qualcuno non ti ama più

lascialo andare e non opporre

resistenze, provocano solo dolore

e tu non ne hai bisogno.

Tutti ci aspettiamo tanta quiete.

Tutti ci aspettiamo anche amore,

è pur vero anche questo, è umano.

Ma non sentirti respinto,

la vita ha strane dinamiche

e talvolta ci sfuggono.

Non sentirti abbandonato,

chi ti ama lo fa anche se distante

anche se credi che ci sia indifferenza

anche se senti dentro un gran silenzio.

Tu ama e lascia vivere

tu vivi e continua ad amare.

E soprattutto, se qualcuno

non vuole più restare al tuo fianco

non trascinarlo mai al patibolo,

non accusarlo, non volergli del male.

All’amore non si comanda:

esiste, persiste, dura ed è un fiore

oppure si dilegua come polvere al vento

e non potrai mai obbligare nessuno

a fare ciò che va contro la sua natura.

Perdona,

non giudicare e ama.

Perdonati,

non giudicarti e amati.

Tu sei l’artista della tua vita:

fa della tua esistenza

la più bella opera d’arte

che sia mai esistita, puoi farlo.

Carlo Molinari

(Prosa in versi)

Sonata per te

Suonerei all’infinto

Chopin e poi Mozart

sulla tua pelle di bemolli,

prima un adagio

poi un andante con brio;

con tema incalzante

con scale ascendenti

per tramutare in musica

le tue macerie di tristezza,

farle armoniose e sonore

e donarti sonate di libertà;

cancellare le acciaccature

dalla tua esistenza friabile,

seguire con un bacio ardito

le modulazioni del tuo battito

e fare di noi sinfonia perenne,

che travalichi i secoli

e sia magnificenza per i cuori

attenti e sensibili e generosi;

noi come spartito brillante

che non ammette sbavature

né cancellazioni o ripensamenti,

noi come un gran finale

dove un Dio buono vuol solo

la replica più immensa che ci sia.

Carlo Molinari

Foto mia, elaborata con lo Smartphone.

Fallo per te

Rialzati anima

fai brillare la tua luce,

la sapienza che in te

ha firmato il bacio di Dio.

Quella movenza di gioia

ch’è stata depositata

sulle tue carni rosee

dalle odi dell’Altissimo.

Se c’è un destino

che ti sfida, tu parlagli

e chiedi l’impossibile.

L’infinito è oltre la siepe

del tuo dubbio, valicalo

e banchetta tra gli angeli.

Ama ciò che va amato

e prendi parte alle danze.

Non c’è nessun pianto

inscritto sulle pagine divine

ma tanto sole e rinascita.

Allora con quest’oggi

datti un’altra possibilità.

Fallo per te, perché ancora

ti devi tanto, e forse

nessuno te l’ha mai detto.

Carlo Molinari

Se un giorno parlerai di me (video)

Meraviglia! Un’altra novità!

Ho conosciuto un bravissimo poeta che realizza dei video che sono veri e propri film, Alberto Baroni: mi ha creato il video di “Se un giorno parlerai di me” (poesia con la quale vinsi il Premio di Letteratura e Arte Contemporanea “Secondo Umanesimo Italiano” a Udine, nel 2018).

Il video è qualcosa di straordinario, sia per la recitazione, sia per il montaggio, immagini, colori, effetti, sensazioni… Un video che si vive…

Un grazie sorge più che spontaneo ad Alberto, al quale ho già telefonato adesso, e un grazie immenso va anche all’amico Mariano Grossi, che mi ha fatto conoscere questo bravissimo artista tramite le sue stesse poesie recitate.

Grazie Mariano anche a te!

Ecco a voi questo video che per me è davvero straordinario!