Silenzio di silenzi (video)

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Silenzio di silenzi

Avrei voluto ancora una volta

ritrovare il tuo corpo di silenzio

tra le mie lenzuola, affamate

d’ardenti gambe imprigionate

ma la notte di Luglio, nella frescura

del dopo temporale, rintocca le due

e solo assenza, sovvenir di te,

è ciò che resta tra gl’occhi affranti.

 

Avrei voluto ancora una volta

ritrovare il tuo corpo di silenzio

tra le mie lenzuola, miserabili

d’un amore a tratti presente

ma le folate picchiano la pelle

e un’ambasciata d’alba imminente

raggela le vene, incastrando le dita

in una penna lisa tra fogli sfioriti.

 

Forse ti riavrò tra il Pantheon

di Santa Croce, forse un’anima

ci trascinerà tra le vigne selvagge

d’un desolato latifondo,

forse ti staglierai piacente

tra i solchi arancio dell’orizzonte

o fors’ancora silenzio di silenzi

pesterà le ore in questa sevizia

che già t’invoca per nome.

 

 

 

07/2018

Carlo Molinari copyright

Picture copyright free

S’è fatta sera

S’è fatta sera, la gocce che intagliavano irruenti il cielo morbido, carico di grilli e cicale estive, si sono sfiancate di sfidare il tempo e rare nubi dipingono una cupola celeste che farà da sfondo, entro breve a concerti sinfonici di stelle e fors’anche a mezze lune imperanti.

Che cosa resta, allora, di tanti anni trascorsi tra musi duri, durissimi, e atomi di sorriso improvvisato,tra addii e continui attracchi?

Resta che tutto va a cambiare, che tutto è cambiato, che tutto è rinnovato (e rinato a vita nuova), vita che celebra sé stessa e si rinnova ogni giorno, ogni qualvolta alle 4.30 di mattino mi siedo in terrazza con una tazza di caffè a sfidare l’alba nascente, a raccattare secondi di sole che si staglia lentamente e raggi taglienti sbucano accecanti dai tetti delle case. Resta che nel giro di due anni io non sono più io, ho buttato nell’immondizia il Carlo dei dolori e mi sono aperto finalmente allo stupore di ciò che si rinnova, di ciò che chiede di nascere e con prepotenza alza la sua voce ponendomi davanti il fatto che nuova vita è, che va bene così e così va bene. Sono felice di tutto questo e sarei eretico di me stesso se solo follemente desiderassi un ritorno al passato. Ma a volte mi chiedo il perché di tanto soffrire, di tanto tempo perso: domande a cui non darò e vorrò mai dare una risposta certa. C’è tutto un disegno divino sopra di noi, nulla è frutto del caso o dell’apparenza e se sono quello che sono arrivato ad essere adesso (nella pace ritrovata e nella fittissima creatività) è solo perché l’ho voluto con forza disperata. E ci sono riuscito. E perché era scritto che sarebbe andata così. Ma sono e resto sempre e comunque in continuo divenire. Mi apro alla novità, alla vita, all’incanto e inspiro a pieni polmoni il frutto della libertà della mente.

Che lavora giorno e notte.

Dormire accanto a chi non c’è (video promo)

Un video promozionale con una mia poesia di 29 anni fa, per un evento quasi prossimo (beh, non proprio) che mi dà tante soddisfazioni a livello artistico. Si tratta di una nuova avventura per me: vedremo come andrà a finire, io ce la metto tutta e idem chi sta lavorando con me…

Di mare e di scogliere

Una laguna di capelli biondi

che scrosciano a cascata

fino all’arenile e s’insabbiano

nelle profondità umettate

che nessun’alta marea

potrà mai deturpare.

Una spalla spogliata nuda,

spianata da reggiseno

tinteggiato di notte cobalto

che lo sguardo ingerisce,

e ti fa colmare di celeste.

Esigue parole, snervamento

mente arenata su scogliere,

ma il tirar fiato ancor

s’odora da lontano

e una smania distratta

s’accende al tocco

della mezzanotte.

 

Di già arrivata.

 

 

07/2018

Carlo Molinari copyright

Ph.: copyright free

Cuore immacolato

T’inseguirò questa notte

quando il nero gronda pioggia

e lo Scirocco batte cauto

i muri dell’anima stanca,

avida di lenzuola d’ocra egiziana,

ti svelerò i miei infiniti arcani

e le chiavi della mia storia

non saranno più cementate

tra bastioni d’antichi manieri.

 

Aprite quei cancelli!

Fate uscire i fantasmi!

 

Tu forse non m’intenderai,

sprofondata senz’appello

nel letargo più becero

ma io sfiorerò lo stesso

ciò che ancor mi reclama,

perché t’ho implorata

in ginocchio nei secoli passati

ed è ora di conficcare la mia spada

nei macigni del tuo desio.

 

Sarò per te un fiume

che non perdona.

 

07/2018

Carlo Molinari copyright

Ph.: copyright free

 

 

Io sto bene da solo,

è solo che a volte

ho voglia di vederti

 e trascorrere

qualche anno insieme a te.

 

(CannovaV, Twitter)

 

 

Quel gabbiano ancora chiamava (2) – video

Eccolo qui, dopo più di 8 ore e mezza di lavoro, serale-notturno, creato con una precisione di dettagli quasi “maniacale” (nel senso non malato del termine): ho voluto creare questo mio video per un fine ben preciso: chi avrà il desiderio di guardarselo lo potrà comprendere molto bene. E vi auguro una splendida domenica! Carlo

 

Venere ci glorifica muto (video)

Dopo 4 ore di lavoro intenso e senza sosta, ecco che stasera (stanotte) vengo a presentarvi il mio ultimo video dov’è stata inserita una delle mie poesie più recenti che forse parecchi di voi avranno già letto poco tempo fa. Secondo il mio modestissimo parere, il video è venuto bene, accattivante e coinvolgente. Nulla è stato lasciato al caso, neppure le sfumature dei colori, neppure gli stacchi tra una sezione e l’altra. Un lavoraccio ma, dai, n’è valsa la pena: fatemi sapere cosa ne pensate se lo volete, grazie e buona notte.

Pot-pourri

Ali di gabbiano su di me, luce intensa che tremolante si fa strada tra cumuli di nubi nerastre all’orizzonte dei tetti. Ti ho tenuta per mano ed eri vestita quasi ad abito da sera, ci fermammo al “Garage” a sorseggiare qualcosa di fresco. Manto di foglie striminzite quasi arrivasse di già l’Autunno, ardito stupore ed un albero fiorito color fucsia in pieno Luglio. Migliaia di cicale ci chiamano da vicino, la città è deserta a queste ore. Ali di gabbiano su di me, tu voli sopra il mio corpo, una tapparella appena abbassata ed una finestra aperta a lasciar traspirare l’aria, or che l’estate regna sovrana ed il caldo anche di notte a volte non dà tregua. Ali di gabbiano su di me, la scogliera gorgogliava di onde rarefatte e la sabbia quel giorno era umida, da affossarci i piedi lentamente, da costruirci castelli di sabbia. I laghi di montagna, di acqua cristallina e gelida, un ricordo nel tempo nascosto, il loro verde smeraldo e io che ti prometto: “Ci andremo o ci ritorneremo”. Ali di gabbiano su di me, la notte se n’è andata e abbiamo dormito stavolta, ora solo i gatti neri prendono possesso delle strade morte, ancor assopite, e i lampioni sono tempestati da insetti fastidiosi. Ma tu mi osservi ed io ti osservo, il calore dei corpi richiama alla nuova alba, ad un nuovo rovente amplesso, e non so che ne sarà di questo sole a mezzogiorno.

Ali di gabbiano intorno a noi.

Da ripetere a vita.

 

Carlo Molinari ©

Ph.: copyright free

Mente divina

Sei pelle di burro fresco,

sei come miele di favo stillante

un tizzone di brace ardente,

un’incensata indiana

che scalfisce tutta l’aria

di fragranze d’Oriente.

Sei pelle di burro fresco

e le tue essenze sono mantello,

un rupestre ammasso di lana

per scaldare ciò che nella mente

s’è a poco a poco intorpidito.

Le mie dita d’erba

d’un’epoca andata, a tastoni

ancor provano a modellare

il tuo corpo d’argilla

(cero votivo d’altare),

una lenta camminata

che pian piano t’instrada

verso i viali del Parnaso,

a officiar senza limite

che il calore

ancor non s’è placato.

 

 

07/2018

Carlo Molinari copyright

Ph.: copyright free

 

Una ciglia di luna solca il cielo

Buongiorno! Non sono solito dare il buongiorno in questo blog ma stamattina lo faccio con una suggestiva foto che ho scattato col cellulare ieri mattina (oggi pioveva), niente di ché, ma mi piace quell’effetto del chiarore che si sta componendo e la ciglia di luna che ancora troneggia in cielo, in alto a destra: erano le 4.35. Carlo

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