Brandelli

Mi sorridi

di poco,

la carne

peccatrice

ambisce già

alla sua fatalità,

e mi scricchiola

il cervello,

e mi s’alcolizza

il sangue,

alba e oblio

si sciolgono

nell’unica tentazione

d’espiarti nuda,

fucinata

alle mie pelli,

bramanti ancora

quell’eden

impregnato di mele,

quelle danze arcuate

di anaconda

sul mio ventre,

e quel bacio

salivare

che ci strappò

alla redenzione.

Carlo Molinari

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Magnificat

Magnificat

Magnificat

Anima mea Dominum,

per l’aurora, il sole rosso,

la notte che accompagna,

il risveglio dei passeri,

l’aria fresca,

il silenzio del mattino,

la clorofilla sui prati,

i voli delle colombe,

i fiori ricolmi di colori,

le stelle che guidano,

la luna rosa che incanta.

Magnificat

Anima mea Domunim,

per il dono della vita,

la gioia dell’amore,

le cime di montagna,

i laghi amabili,

il mare liscio e le onde gioiose,

le oasi nei deserti,

le città addormentate,

le colline mansuete,

le strade che si stiracchiano,

le finestre che si spalancano,

la gente che ancora spera,

i luoghi di culto e di preghiera.

Magnificat

Anima mea Dominum,

per gli animali invisibili,

le foreste pluviali,

per l’Equatore e i Poli,

il delta dei fiumi,

gli alberi e la frutta,

le cascate e le nuvole,

le lagune placide,

i pesci e gli uccelli d’ogni specie,

i bambini, i figli,

gli anziani, i genitori,

i fratelli e le sorelle, i nipoti,

di amici di una vita,

per chi crede

e per chi è ateo,

per le tinte del cielo,

per il passato e il presente,

i tramonti sui campi,

il caldo e il freddo,

le stagioni e le foglie morte.

Magnificat

Anima mea Dominum,

per l’ingegno e la fatica,

la poesia, la musica,

la danza, la scultura,

i libri e le biblioteche,

per i geni d’ogni tempo,

i contadini e  i semi da piantare,

la sapienza e la saggezza,

la conoscenza, la fame di Dio,

l’azzurro incontenibile,

per la donna e per l’uomo,

per il cuore che ama,

per chi cuce vestiti,

per chi ha un’idea nuova,

per chi informa con onestà.

Magnificat

Anima mea Dominum,

perché il buio è passato,

il sole troneggia,

l’aurora regala emozioni,

siamo ancora in vita,

possiamo leggere e parlare,

vestirci, lavarci,

fare colazione

e iniziare un nuovo giorno,

andare a lavorare,

sudarci il pane,

tornare a casa con i calli

o la stanchezza della mente,

perché nulla è scontato,

e ogni respiro è un dono in più,

ogni battito è una grazia in più,

ogni pensiero luminoso

è un regalo a noi e al mondo,

ogni anima amata

è un abbraccio di cuore

che ci guadagna anche il Cielo.

Magnificat

Anima mea Dominum,

per il tempo dell’eternità,

l’infinito siderale,

le costellazioni, i sogni

e le speranze,

per questa giornata,

perché sono ancora

una danza d’amore,

e anche oggi

posso respirarmi

una Vita più viva che mai.

Carlo Molinari

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So che è poco

Io le ali

ce le ho nel cuore,

che sa planare

amare e struggersi

per un altro cuore

che pulsa

come un astro ridente,

come chi ha

il ricamo del dono,

e chiede solo in cambio

una rosa nera senza spine.

Io le ali

ce le ho negli occhi,

che san planare

amare e struggersi

per altri due occhi,

laghi d’altura

e prati di papaveri,

che ammiccano

come trappole di seni,

come preghiere

a esser fari puri di luce,

e chiedon solo in cambio

un amore povero ma vero.

Io le ali

ce le ho sulle labbra,

che san planare

amare e struggersi

per altre due labbra,

porti di litorale

e ormeggio sicuro,

che recan mitezza

in un baciar sommesso,

come parole

ricolme di sapienza

e carne complice,

e chiedon solo in cambio

di non esser mai calpestate.

Io le ali

ce le ho nella fantasia

più robusta e dissennata,

che sa planare

amare e struggersi

per altre menti

e leghe d’intelletti,

fogli sgranati

su un mondo d’odio

che si dispiega,

come un terreno

di battaglia,

come un vessillo

bucato e incenerito,

e chiede solo in cambio

un lacerto tremante

d’ulivo con foglie di cielo.

Io le ali

ce le ho ben vive,

ben attaccate

ancora alla vita,

e san planare

amare e struggersi

per altre vite,

morenti e nascenti,

nel bel mezzo

della germinatura,

amanti d’amanti,

cuori che barcollano,

lacrime salmastre,

sacri altari di verità.

So che è poco,

ma è tutto ciò

che ora posso dare,

e chiedo solo in cambio

uno schiaffo di silenzio,

un’alba d’anatre germane,

il suo cuore da arricchire

il mio cuore da arricchire,

e un giorno in più

per riprovare ad amare.

Carlo Molinari

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Cieli nuovi

Fa che sia

ancora giorno,

che il sole amaranto

e fucsia

inibisca la notte,

e che l’aria

sia purezza di quadro,

apoteosi dell’argenteo

che si rinnova

e grida la sua antichità.

Fa che sia

ancora amore,

che il cuore d’anfratti

e d’enfasi

tramortisca il dolore,

e che incontrarla

sia bramosia di lingue,

odor d’incenso e speranze

che nessuno

potrà mai far cadavere.

Fa ch’io sia

ancora uno straccio d’uomo,

che il vivere

mi sfrigola le vene

e mi fiammeggia in gola,

ma quando il bacio si fa in lei

vedo cieli nuovi

e prorompere l’alba,

e mi par che la mia libertà

sia giovane frescura

e un azzurro d’abbandono.

Carlo Molinari

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Il velo di seta

Nel blu incenerito

di spicchi della notte

t’intravedo,

grano dolce d’amore,

che ti trafeli alla mia carne,

di talco cosparsa

e di odori d’estate.

Varchi la porta

col sorriso bianco di luna

e m’agghindi

di parole e di serpi quiete.

Ti spogli di scarpe

e regali i capelli all’aria,

la madreperla negl’iridi

il velo di seta sull’unghie.

Un colibrì passa alla finestra

ma non sa quello che vede,

un colibrì sbecchetta sul vetro

ma ormai noi siamo fatti d’ali.

Carlo Molinari

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Casta diva

E si pennella il cielo

di fremiti arcani,

quando tu t’inarchi

su di me, arreso

e ci si veste la bocca

di saliva e canto,

quando io m’incuneo

su di te, casta diva

e si resta ebbri

sui corpi umettati,

nel tacer di cicale

che non san godere

e non san frinire,

e si imita l’orlo

della foglia tenue,

con petali di mani

che bramano caute,

su chiari di spalle

e incontri di petti,

e ci si bacia l’amore

quando ormai

non se ne può più,

e ci si allontana

di getto e impeto,

quando le pelli

son liriche desnude,

e una voce

chiama da lontano.

Carlo Molinari

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Della morte (e sperare)

La cenere

non mi spaventa,

le ossa marcite

non mi spaventano,

la bara chiusa

e l’assenza d’aria

non han potere su di me,

la mia tomba dimenticata

non mi reca dolore.

Se vedrete

un lume acceso,

sappiate,

io sono nella fiammella.

Se vedrete

un fiore sbocciare,

sappiate,

io sono in quel miracolo.

Se sentirete

la brezza calda dell’estate,

sappiate,

sono io che vi accarezzo.

Se vedrete due amanti

persi nel loro bacio,

sappiate,

io sono là con loro

a pregare

che restino uniti.

Se vedrete una farfalla

dipinta d’arcobaleno,

sappiate,

io sono libero nel suo volo.

Se vedrete il mare rugoso

nel meriggio d’agosto,

sappiate,

io sono nell’onda ridente.

Se sentirete nell’anima

un alito vibrare,

sappiate,

sono io che vi sussurro.

E se un giorno sentirete

la mia nostalgia che vi duole,

sappiate,

mi troverete ancora

nelle mie piccole poesie,

che con me

han sempre cantato di me.

Carlo Molinari

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E si canta alleluia (video)

E si canta alleluia

Spingo lo sguardo

sui pinnacoli del cielo

oltre, e oltre

l’infrangibilità dell’aria.

Ti cerco, ora e sempre,

in quest’azzurro bambino,

appena partorito

da una notte già scheletro.

Mi confondo, mi abbozzo,

mi obnubilo in parvenza di te,

nell’attesa spigolosa

d’un embrione d’aurora.

Il mattino appena vagisce

e stringe terra e immensità,

prima di strascicar dalle tasche

sparpagli di raggi dissennati.

Ma qui c’è solo

uno stormir d’alberi,

radiche e frasche giovani.

E di te solo

ricordo e speranza,

di te solo mio specchio,

e corpi spellati

che si smembrano

per darsi e ottenersi,

nell’impeto di polmoni

raggelati da parole eterne.

Occhi che si sventrano,

verde luce,

gli uni sugli altri,

e si benedicono di verità.

Ti vedo gardenia e colomba,

ti annuso

come humus e germoglio,

ti attendo come il cerino

attende la fiamma,

come la foglia attende

la pioggia e il sole,

come il musicista attende

l’orgasmo

del direttore d’orchestra,

come i morti d’ossa

attendono

il giudizio universale.

Ti attendo come il poeta

quando s’esalta di nuovi versi

e sbiascico così

fogli di beata tua fragranza.

Un attimo, tutto si ferma.

Un attimo, e tutto si crea.

Ed ecco l’oggi,

ecco il giorno in visibilio!

Eccoti, amore di pianto

e di baci affannati in gola,

ecco il nulla interrato

nella sua bara di mogano,

ecco il tripudio

d’anime sempre in fioritura!

Eccoti lontana

che saluti con gli occhi,

eccoti lontana,

con tante spine conficcate

in un cuore che ha sanguinato.

E canta alleluia

la mia pelle di rosa,

e cantano alleluia

le perle vive dei tuoi seni!

Carlo Molinari

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