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Carlo Molinari… Scrivere secondo istinto.

Un mondo di tentata poesia

Quanta vita è adesso

 

In quest’alba domenicale il sole
baciava già caldo l’orizzonte
ed io ti ho incontrata,
mi sono aggrappato alle tue gambe lisce
per esorcizzare la distanza,
e ti ho svelato i miei arcani
perché tu mi appartenga
ancora una volta di più.

Te lo prometto, mia amata,
andremo tra i Colli Euganei
e muoverci ancora più in là,
alla casa nostalgica
di quella Giulietta
d’antica rimembranza
che ci sta attendendo,
com’anche alle grotte del Caglieron
così circostanti ai nostri sguardi
e mai trangugiate in due,
seduzione di mistero
frescura ed acqua gelida
che scorre impetuosa sotto i ponticelli.
Una spiaggia ed una chiesetta
ad incorniciare un’amabile portata
di pesce appena pescato,
il bosco fitto di Tambre
e prim’ancora il villaggio dei Cimbri.

Le avvenenze della nostra terra
diffondono il loro proclama,
e rincaseremo poi tra spezie di bambù
e bacche tibetane di Goji,
tra un lume di candela fioca
ed un sorso di liquirizia cremosa
a farci sobria compagnia.

Abbiamo digrignato i denti,
infinite volte lo abbiamo fatto,
ce le siamo urlate addosso
ma ci siamo anche riguadagnati
a pugni serrati le ore sprecate
perché questo è ciò
che forse il Cielo
ha tributato per noi.

E lo ha gridato raggiante
ancora una volta.

 

07/2017

Photo copyright free

La tempesta dissipata

Tu ben lo sapevi,

è stato un viaggio

di quasi metastasi

quel nostro amore iniziale,

tutto era indistinto

orgasmi di sgomento

e punti di genuflessione.

Sei evasa e ritornata

dopo poche ore mille volte,

eri spaventata, afflitta

nel rivivere forse

baleni d’oppressione

ch’erano stati già seppelliti.

Ma i vigori d’amore

facevano a pugni

con il nostro osare,

mai più ci hanno storditi,

c’erano solo notti tracimate

giornate senza senso

prive dei nostri baciamano,

ed era solo tempo dell’attesa

mentre adesso, proprio adesso

la prima luce s’è afferrata a forza

la sua vendetta.

E si sente nobile.

 

Perché rivive

docce tiepide

alle bacche rosse

ed effluvi di seni.

 

 

07/2017

Foto dal web

Tributo a Ron e alla mia donna

Adesso vieni qui,

E chiudi dolcemente gli occhi tuoi,

Vedrai che la tristezza passerà,

E il resto poi chissà,

Verrà domani.

Voglio star con te,

Baciare le tue labbra

Dirti che,

In questo tempo dove tutto passa,

Dove tutto cambia.

Noi siamo ancora qua.

E non abbiam bisogno di parole,

Per spiegare quello che è nascosto in fondo al nostro cuore,

Ma ti solleverò tutte le volte che cadrai,

Raccoglierò i tuoi fiori che per strada perderai

Seguirò il tuo volo senza interferire mai,

Per quello che voglio è stare insieme a te,

Senza catene stare insieme a te.

Vieni più vicino

E sciogli i tuoi capelli amore mio,

Il sole ti accarezza e ti accarezzo anche io,

E tu sei una rosa rossa.

Vieni più vicino

E accendi questo fuoco amore mio,

E brucieranno tutte le paure,

Adesso lasciati andare.

E non abbiam bisogno di parole,

Per spiegare quello che è nascosto in fondo al nostro cuore,

Ma ti solleverò tutte le volte che cadrai,

Raccoglierò i tuoi fiori che per strada perderai

E seguirò il tuo volo senza interferire mai,

Perché quello che voglio è stare insieme a te,

Senza catene stare insieme a te.

Ma ti solleverò tutte le volte che cadrai,

Raccoglierò i tuoi fiori che per strada perderai

E seguirò il tuo volo senza interferire mai,

Perché quello che voglio è stare insieme a te,

Senza catene stare insieme a te.

Writer(s): Rosalino Cellamare, “Non abbiam bisogno di parole”.

Apparente nulla

 

Apparente nulla è ciò

che oggi m’assedia,

lo stordimento più perfido

ha spento la mia mente,

eppure mai

a nessuna latitudine

in nessun sentiero

in alcuna metropoli

arderà per te

un incendio divoratore

come solo so fare io.

 

E la mia vita

senza te

non è più.

 

 

07/20017

Foto copyright free

Domani fuggiremo via

Perché domani ti voglio condurre

alle frescure del Cansiglio,

la strada sarà di lungo corso

e salirà spietatamente

sempre più, fino a sfiorare le azzurrità.

Ti offrirò un povero caffè di montagna

alla baita dei cinesi, tra il verde sconfinato

e puledri e quelle voragini disgraziate

che rammentano i giorni della guerra.

Perché si ha bisogno scoraggiato

d’aria spazzata, d’interrare alle spalle

il tumulto di ore sempre uguali

ma anche i silenzi dell’attesa,

quando le giornate paiono smisurate

e c’è solo assenza in casa,

mura desolate che attendono,

ancora una volta ti attendono.

Perché i piedi nudi inseguono la terra

le punte delle dita lambiscono le radici

gli occhi s’inabissano tra maree

di tronchi resinati mentre scintille di luce

filtrano quasi per errore.

 

E qualche formica

a frusciare compagnia.

 

 

07/2017

Photo copyright free

Cambio, stazione di Mestre

E se m’imbatto ancora

nei tuoi occhi,

se torno a tacitare

il mio sentire, a ripudiare

il mio passato cruento,

tempesta maledetta,

no, non è stato un caso.

Sono di nuovo qui

ad ammucchiare versi

perché l’ho voluto,

l’ho sospirato in una sera

che ormai addomestica il palco

ad una notte imbrillata di niente.

Ma ti lascio riposare

non voglio più inquietare

i tuoi respiri, non più

domani in fondo è già qui

e di treni ce ne sono tanti.

Si tornerà a viaggiare.

 

Ancora di più.

 

 

07/2017

Photo copyright free

Sed amor semper vincit

Le unghie di quell’operaio

sono grondanti di sangue efferato,

hanno sbriciolato nelle notti del mai

la mia regina dei cuori

e giace riversa su di una pietra germogliata.

 

There’s a shock in me.

There will be a shock in me.

 

Ora tace anche la luna

si occulta dietro vergogne ancestrali,

e i grimaldelli di quella cella

sono stati scaraventati fuori dalle grate.

 

There’s a shock in me.

There will be a shock in me.

 

Eri tu che mitigavi ogni mio affanno

e il mio cuore t’apparteneva,

ora solo cataste di terra

sul tuo immacolato corpo decomposto.

 

There’s a shock in me.

There will be a shock in me.

 

Destati ipocrita seduttore di versi,

la notte è greve, le lenzuola sbranate

inzuppate di sudore, il pigiama a brandelli

e ti vai spegnendo per un sogno da vomitare.

 

There’s a shock in me.

There was a shock in me.

 

 

04/2017

Photo copyright free

Haiku 04.03-12.07

La luna vide

una vita felice

e pianse gioia.

 

 

03-07/2017

Photo copyright free

Fibre

Patire è Amore.

Amare è sfilacciare

fibre di cuore

ancor palpitanti.

Di sangue

esplosiva gioia,

di sangue

muta lacrima.

E dove si sta

brancolando,

barcollare

e nulla sapere.

 

 

2008

Foto: frame di un film dal web

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