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Carlo Molinari… Scrivere secondo istinto.

Cercando di fare un po' di poesia

Nero di seppia

Non ci sono altri amori

che m’offuscan la mente,

non più, non mai.

Abbiamo abbrancato

la selva delle salamandre

mentre i raggi derubavan le ore,

il fiato prendeva fiato,

ed ogni soffio di natura

pareva in torpore anticipato.

Non ci sono altri amori

che m’offuscan la mente,

non più, non mai.

La cascatella a picco

impregnava i muschi

prima d’intricarsi

nella Valle del Diavolo,

ma sicuro ho scelto gli angeli

ed una una panchina legnosa

su cui ammassare

quest’ animo selvatico.

Non ci sono altri amori

che m’offuscan la mente,

non più, non mai.

Fine corsa, il freddo aspro

restituiva spazio alle ombre,

i tuoi capelli sfuggivano

dentro uno scialle di seta,

e due occhiate senza dubbio alcuno

concupivano un solo epilogo.

Non ci sono altri amori

che m’offuscan la mente,

non più, non mai.

E ce lo siamo detto.

11/2017

Foto copyright free

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New entry!

Belle soddisfazioni…

Ringhiare senza fine

Ho brandito nuove spade

ho lasciato spiagge incolte

mi sono irritato senza misura

ai suoni delle cattedrali,

ho spazzato via secoli e secoli

di barbiturici, ribrezzo delle menti,

ho scritto e scritto ancora.

Non m’arresto a nuovi volti

non mi paralizzo più

alle inferriate verdi,

ho scolato sesso di fuoco

mi sono rifatto il trucco

troppa rabbia m’ha snervato

troppi incubi m’hanno stremato.

Ora è solo un minuto epocale

di calma e di nuove turbe,

ora è solo fame, fame, fame.

Non più a stomaco vuoto.

Non più a indigestione infima.

11/2017

Foto copyright free

Orario in cui ho scritto

questa poesia: sempre.

Ho smesso…

Ho smesso di contare le volte in cui, arrivata alla seconda riga, ho cancellato e riscritto tutto nuovamente. Cercavo un inizio ad effetto, qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo, qualcosa di grandioso, ma agli occhi. Non ci sono riuscita. Poi ho capito, ricordando ciò che non avevo mai saputo: che per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.

Frida Kahlo

Arazzo di velluto

Come infante

sulla tua pelle,

arazzo di velluto,

m’adagerei.

In spazi

intimamente carnali

sprofonderei

e svelare non azzardo.

Proibita avvenenza,

fragile abbaglio.

Eppur mi lambisci,

coi tuoi amabili

lineamenti parigini

mi tormenti.

Le tue labbra

calamite

da viziare.

 

Anno 2006

Carlo Molinari copyright

Foto copyright free

https://carlomolinaripoesia.simplesite.com (NEW shop on line)

New Shop on line

Et voilà! Dopo l’azione promozionale “Acquista un libro al costo di un caffè” durata per ben 3 giorni e mezzo, il mio shop on line si è rifatto TUTTO il maquillage: invertite le pagine, nuovi titoli, nuove descrizioni dei libri, slideshow con immagini che ho usato per presentare le mie poesie nei Social, nuova pagina di contatto, ecc. ecc. Beh, a questo punto cliccate il link e date un’occhiata… Ho scelto una “filosofia” di vendita (rapporto via e-mail con il cliente, molto più umano ed amichevole), quindi no carte di credito nè pagamenti on line, nessun rischio di clonazione, no contrassegno.
Buona giornata a tutte voi (e a tutti voi)!!!
P.S. Chi desidera leggere i miei libri (o pdf, creati apposta quasi fossero degli E-Book,  se le versioni cartacee sono andate tutte vendute), ora sa ben come fare. 😉

Trenta gradi sotto zero

Vento che schiaffeggi

le veneziane spente,

pioggia che impietosa

colmi i posacenere

nelle terrazze disabitate,

notte del silenzio

che campi lontana

dall’accasarti con nuovi raggi,

le anime tacciono infilate

nei piumoni autunnali

ed io insidio il gelo

e m’accuccio intirizzito

con una tremula sigaretta.

Fuori è scompiglio che abbaia,

intravedo la mia amata che non sa,

non sa di me che vago

tra le corsie di questa tana

nel buio gravato da foglie al macero.

Ho solo voglia di scrivere

e un calice di caffè sventola

tappezzando pretese sul domani.

Io ti amo ma tu sei velata,

io ti stendo righe su righe

ma tu non le leggi.

La borgata dei Navigli ci chiama

e stai sicura che non ti farò dormire,

ti brucerò addosso e scoprirò

il tuo biancore che m’appartiene,

perché il tempo è ormai assennato

ed ogni nostro sospirare

non può più essere

né soffocato né cancellato.

Da nessuno.

11/2017

Carlo Molinari copyright

Foto copyright free

Ho vinto!

#secondoumanesimoitaliano2017
 
Che dire? Sono al settimo cielo oggi! Sono davvero stracontento! Ad agosto avevo osato, proprio il caso di dirlo, partecipare ad un concorso di poesia nazionale al quale partecipano i più grandi poeti italiani contemporanei ed emergenti…”Secondo Umanesimo Italiano” (Udine). Ho detto: “Provo a buttarmi nella mischia, vediamo se almeno una pedata nel di dietro me la prendo… Sarebbe già qualcosa!”.
Stamattina arriva una telefonata da Udine a cui segue comunicato stampa via e-mail:
 
“Preg.mo Dr. Molinari,
 
abbiamo il piacere di comunicare che la Sua poesia “Se un giorno parlerai di me” ha conseguito il Primo Premio (Sez. D) alla II Edizione 2017 del PREMIO NAZIONALE DI POESIA ‘SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®’. I risultati del Premio sono pubblicati sul sito http://www.secondoumanesimoitaliano.it, Voce Premio di Poesia, sottoelenco Comunicazioni del Premio.
La Celebrazione avrà luogo sabato 9 (nove) dicembre 2017 h 15.30 nella ‘Sala degli Specchi’ di PALAZZO KECHLER, Piazza XX Settembre 14, Udine, in pieno Centro Storico”.
 
Ho vinto io! Tra 175 partecipanti, alcuni anche dall’estero, tra i maggiori poeti contemporanei ed emergenti, ho vinto io!
Che sia tutto uno scherzo??? Ancora non ci posso credere…
Sono al settimo cielo… Finalmente qualcuno a livello nazionale ed importante sta cominciando a capire che “esisto”, esisto anch’io. La strada è quella giusta: continuiamo Carlo, avanti tutta e sempre…
———————————————–
“Se un giorno parlerai di me”
 
Quando il Volto celeste
batterà la mia estrema ora
voglio annegare nei tuoi occhi
come ultimo afflato terreno,
voglio contenere a morsa
le tue mani tra le mie
prima d’immergermi
nell’epoca infinita.
 
Ti resteranno i miei versi
amaramente assonnati
nei tuoi ampi cassetti,
so bene, non li tradirai
li sanerai dalla polvere,
non saranno mai inumati
tra decine di altre opere.
 
È solo questo che di me
potrai far tuo per l’eternità,
versi di seduzione,
a volte maledetti,
che sempre urleranno
la mia storia fuggevole
su questa terra rovente.
 
Non ti serviranno
né fiori né lumini,
tu svegliami ed io sfiorerò
come alito di brezza
le tue sembianze,
i tuoi vestiti.
 
Ancora aggrappato
alle tue labbra.
 
 
 
Giugno 2017
 
 
Vincitrice primo premio al concorso nazionale “Secondo Umanesimo Italiano 2017”, Udine.

Il mio ritorno

Sui libri chino

reclinasti il capo esausto

e abbandonasti Madonna Vita,

inabissato tra Colli Euganei

di vulcaniche fattezze.

La tua Laura già, e sì presto,

se n’era dipartita

falciata giovine dalla peste,

e rimanesti attonito

a scorrer righe e a vergar

immortali canzonieri.

Ho ricalcato i passi

con fausto pellegrinar

al tuo marmoreo sepolcro

e all’eleganza modesta

del tuo patavino riparo,

tra liquori di giuggiole

e mura di levigati sassi

che trasudavan di trecentesco.

Gocciava leggero

e ancora una volta

nel tuo cipiglio severo

ed amaro mi sono adombrato,

rimirandoti verso l’imbrunire

della tua secolare vita,

mentre scorrevo

gli argini del Brenta lento.

E dopo quasi due lustri,

ho provato di nuovo

a carpire i tuoi arcani

ma il nulla del nulla

è ciò che m’è rimasto

fra le stanche membra.

I segreti degl’eterni

dalle Muse sono celati

nell’Olimpo dei poeti,

e non v’è spazio alcuno

per chi arrischia senza sapere.

Novembre 2017

Dedicata a Francesco Petrarca

Photo by me: “Interno della casa del Petrarca”, Arquà Petrarca (PD).

Come una dama di Renoir

Ti ho affrescata
come una dama di Renoir,
ti ho svestita
come le vergini tahitiane
di un lontano Gaugin,
ti ho adagiata
su tasti bianchi e neri
e ti sei tramutata in musica
come un notturno di Chopin.
A volte hai sembianze
della Venere del Botticelli,
a volte ti eclissi
come natura morta di Morandi,
e un collo da baciare
alla Modigliani.
Anche l’amore ha le sue
forme regali d’arte,
anche i tuoi occhi ridenti
hanno il profumo
di un giorno che scolora
a metà pomeriggio.
Novembre 2017
Carlo Molinari copyright
Foto: “Ritratto dell’attrice Jeanne Samary”,
(Renoir), dal web.

La tempesta dissipata

Tu ben lo sapevi,
è stato un viaggio
di quasi metastasi
quel nostro amore iniziale,
tutto era indistinto
orgasmi di sgomento
e punti di genuflessione.
Sei evasa e ritornata
dopo poche ore mille volte,
eri spaventata, afflitta
nel rivivere forse
baleni d’oppressione
ch’erano stati già seppelliti.
Ma i vigori d’amore
facevano a pugni
con il nostro osare,
mai più ci hanno storditi,
c’erano solo notti tracimate
giornate senza senso
prive dei nostri baciamano,
ed era solo tempo dell’attesa
mentre adesso, proprio adesso
la prima luce s’è afferrata a forza
la sua vendetta.
E si sente nobile.
 
Perché rivive
docce tiepide
alle bacche rosse
ed effluvi di seni.
 
 
 
 
Luglio 2017
 
Carlo Molinari copyright
Foto copyright free
 

Riflessione del 31 Ottobre 2017

Di questo passo andremo tutti al macello, ci sarà negato l’intelletto, le nostre mani verranno ammanettate, cerotti bianchi e ben larghi sulla bocca, ma gli occhi resteranno liberi di esplorare l’immensità del nulla, la patria perduta, la terra violata, i ghiacciai ridotti ad acqua da bidet, i deserti che avanzano inesorabili e ricoprono le guglie del Duomo e i gradoni del Colosseo. Non saremo più liberi di cantare né di festeggiare i compleanni, gli scaffali dei supermarket grideranno polvere e cimici, verrà buio allo scoccare del mezzogiorno e i lampioni delle strade verranno estirpati per dare spazio, forse, a lampade ad olio (sempre se ci resteranno soldi per pagarle).

Stiamo chiedendo troppo alla Madre Terra, stiamo rigettando e calpestando malamente tutte le razze umane e a volte siamo sordi alle urla che provengono dalle periferie monche del pianeta. Vandalismo, razzismo, pornografia, accattonaggio, indifferenza, teste incollate ai cellulari, sempre a far benzina e sempre a correre. Tempi sempre più ristretti, o negati, per alzare una preghiera e provare a ringraziare di qualcosa: ci sarà e ci dev’essere qualcosa pur minimo per cui ringraziare, ne sono più che certo.

Me lo impongo stamattina. Siamo tutti creature del destino, nati con e per un Senso.

Ci siamo forse dimenticati che c’è un Dio che ci ha messo al mondo?

Il “Veniamo dal nulla” è solo una mesta favoletta per bambini saputelli ed accecati.

Gli appartamenti sempre più blindati glorificano il pensiero piatto e la faccia stampata sugli schermi digitali delle televisioni. Librerie, piazze e chiese sempre più afone (colpa nostra). Non sono mai stato né sarò mai un nichilista, un barelliere di negatività, un essere che vede sempre e solo lerciume intorno, ma lo sbando del genere umano, specie dalle nostre parti occidentali, è manifesto ormai da troppi decenni. Alla fine degli anni 80, in una mia poesia, la chiusa recitava: “Che ci sia Voluntas, seppur faticata”, ed oggi me lo ribadisco puntando il dito sul mio petto ma, al tempo stesso, restando consapevole che la vita è una, unica ed irripetibile e la si deve onorare al meglio, al massimo che ci è reso possibile. Vivere ed andare incontro. Tendere le mani. Faticare e provare ad essere felici e riconoscenti di respirare anche oggi. Ancora una volta in più.

Con un’ulteriore occasione tra le nostre dita, anche oggi, ascoltando il battito del cuore e facendolo lavorare questo cuore. Io ci provo.

Almeno un tentativo.

Carlo Molinari

Foto copyright free

Domani fuggiremo via

Perché domani ti voglio condurre

alle frescure del Cansiglio,

la strada sarà di lungo corso

e salirà spietatamente

sempre più, fino a sfiorare le azzurrità.

Ti offrirò un povero caffè di montagna

alla baita dei cinesi, tra il verde sconfinato

e puledri e quelle voragini disgraziate

che rammentano i giorni della guerra.

Perché si ha bisogno scoraggiato

d’aria spazzata, d’interrare alle spalle

il tumulto di ore sempre uguali

ma anche i silenzi dell’attesa,

quando le giornate paiono smisurate

e c’è solo assenza in casa,

mura desolate che attendono,

ancora una volta ti attendono.

Perché i piedi nudi inseguono la terra

le punte delle dita lambiscono le radici

gli occhi s’inabissano tra maree

di tronchi resinati mentre scintille di luce

filtrano quasi per errore.

E qualche formica

a frusciare compagnia.

07/2017

Foto copyright free

Haiku 29.10

La creatura

delle camelie rubò

tanti spasimi.

10/2017

Foto copyright free.

Oltre 7.000 visitatori!

Desidero veramente ringraziarvi: in neanche 10 mesi questo mio blog ha ricevuto oltre 7.000 visite da tutto il mondo. Grazie per la vostra attenzione, i vostri commenti, i vostri “MI PIACE”, grazie veramente! Visitate se volete anche il MENU e troverete tanti altri spunti interessanti!

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