Sia festa in quel giorno

Io non morirò

con la mia morte.

Tingerò di bordeaux

il mio sangue

e farò duro ghiaccio

del mio corpo.

In un batter di ciglia

dimenticherò

la mia carne, le mie ossa,

il mio cuore sfegatato,

i miei occhi di verde marea,

le mie labbra

che tanto han baciato,

i miei piedi che han percorso

ciottolati di campagna.

Verrò da Te, Altissimo,

tra il consesso degli angeli,

e rivedrò mio padre e mio nonno

che sorridono dopo vite

a denti stretti e assenzio deglutito.

Ci saranno frati lucenti

che inneggiano all’eterno alleluia.

Ci sarà tanto verde di campo

e papaveri e girasoli,

fiumi placidi che scorrono lenti

verso mari dove non s’annega mai.

Ci saranno poeti d’ogni tempo

che scrivono delle stelle,

delle ombre lunari e delle anime

che volano come tortore

verso i giorni affrescati della quiete.

Ci saranno schiere di bambini

che giocheranno con leoni e serpenti,

e vecchi che berranno miele

nelle osterie con le mura fatte di piuma.

Rivedrò i miei amici e lo zio Bepi

che m’intavolava al latino e all’inglese.

Potrò baciare senza dolore

tutti gli amori che hanno invaso

la mia giovinezza e gli anni dell’oblio.

Io non morirò

con la mia morte,

fatta di lutto e di vestiti neri,

con un Rosario in mano

e una cassa in mogano striato,

con un funerale e un’epigrafe smunta

che s’ingiallirà col tempo fetente.

Che tutte le bronzee campane

suonino a festa, a distesa ridente!

Che tutti gli invitati

alle mie nozze con l’Immenso

abbiano mazzi di rose tra le mani!

E tu, Cielo, cielo eterno,

dischiuditi, che in un giorno lontano

arriverò come un fulmine e un boato,

e parleremo insieme,

senza fine parleremo insieme,

di quanto siano state incantevoli

le aurore di pesca e di grano

che s’aprivano briose

dopo le lunghe nottate della vita,

e di quanti, almeno una volta

m’hanno sorriso, senza aspettarsi niente.

Carlo Molinari

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Se un giorno parlerai di me

Quando il Volto celeste

batterà la mia estrema ora

voglio annegare nei tuoi occhi

come ultimo afflato terreno,

voglio contenere a morsa

le tue mani tra le mie

prima d’immergermi

nell’Epoca Infinita.

Ti resteranno i miei versi

amaramente assonnati

nei tuoi ampi cassetti,

so bene, non li tradirai

li sanerai dalla polvere,

non saranno mai inumati

tra decine di altre opere.

È solo questo che di me

potrai far tuo per l’eternità,

versi di seduzione,

a volte maledetti,

che sempre urleranno

la mia storia fuggevole

su questa terra rovente.

Non ti serviranno

né fiori né lumini,

tu svegliami e io sfiorerò

come alito di brezza

le tue sembianze,

i tuoi vestiti.

Ancora aggrappato

alle tue labbra.

Carlo Molinari

Vincitrice del premio di poesia e arte contemporanea “Secondo Umanesimo Italiano” (Accademia italiana per l’analisi e la significazione del linguaggio “MEQRIMA”), Udine, 2017.

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Chiaro di turchese

Chiaro di turchese

è questo cielo,

fatale, senza una lacrima.

So bene che mi vorresti,

lo intuisco a pelle

dalle tue parole d’arabeschi,

fresche di dalie, rubini di labbra,

sferzate di scimitarra

che vibrano senza trovar carne

da trafiggere in ferita.

Ma troppa è l’aria

che ci allontana,

troppa la strada da calmare

a piedi nudi,

col sangue sui calcagni

pur di percorrere un po’ di te.

Chiaro di turchese

è questo cielo,

fatale, senza un lacrima,

e lo respiri anche tu,

nella tua terra

di madri dal seno generoso,

dove s’incontra il sole

con l’eclissi di luna ambrata.

Ed io che resto in silenzio,

murato in una stanza

a cementare parole destinate

alla condanna dei buoni.

Chiaro di turchese

è questo cielo,

vitale, ricolmo di viole,

e forse è meglio

sprangare le porte

per non lasciar entrare

la pazzia di prender un treno

e correrti incontro,

là dentro dove non si ritorna più.

Carlo Molinari

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Infinito

Mi par di vederti,

infinito che ben ti celi,

altare cristallifero

delle menti più sagaci,

valico ascetico

per voci senza più voce.

Mi par di toccarti,

infinito, a pochi palese,

che di astri e maree

non ti curi né t’incanti,

divinità e compimento

che fai re chi a te s’appressa.

Infinito, non ti si mira,

ma sento l’acuto tuo bruciar,

e il cuor s’obnubila

in tanto sparger di passione,

che la mente sedotta

si svincola, e ancor più ama.

Carlo Molinari

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Siate felici

Si rabbercia di cobalto

quest’aurora ai primi vagiti,

il cielo ancor si rimescola

con la dipartita della notte

e un sole da poco concepito.

Qui s’intavola il nuovo giorno

e nuove attese d’arte e di vita.

Mi ritrarrò dai palcoscenici

e darò vita a teatrini di provincia,

con vecchie sdentate

che applaudono meste

quando si destano dal sonno,

con bimbi che corrono intorno

senza saper nulla dei teatranti

e delle loro notti insonni,

a cercar di imbastire nuovi mondi,

con accattoni che scorgono

lucine di sipario

e arrivano come formiche

a tender la mano.

Ci sarà il carillon a batter il tempo,

le ballerine con tutù sporchi

a danzare senza ritmo,

i poeti sdruciti a balbettar versi

e i mangiafuoco a bruciar

i fogli di campagna elettorale

di politicanti che dell’arte nulla sanno.

Mi ritrarrò dove il solo posto sicuro

è la mia anima fiorente,

dove il sacrificio viene riconosciuto

da un Dio che sa del dolore,

dove i tanti disegni e scarabocchi

vengono lodati da maestrine

da poco diplomate,

dove i fiori sono di carta

e non ingialliscono con l’indifferenza.

Non ci saranno né pianti

né il tempo tornerà ad acclamare,

mi stenderò in quel che resta del cuore

e lo farò battere al suono

del mio entusiasmo, battezzato nel vento.

E ci sarà tanto silenzio

infarcito di sere nere a creare

nuovi poemi e poemetti da sbalordire

o da far vomitare, fate pure.

Accomodatevi, se volete

o lasciate il parterre semideserto,

io ci sarò lo stesso

con una penna in mano

e gli occhi che luccicano ancora,

ad aspettar quello che non arriva mai.

Carlo Molinari

Foto di Ilia Da Lozzo

Noi stelle

Breve è la vita,

un refolo di Zefiro

su volti scarmigliati,

una carezza di ninfee

su labbra in oblio d’amore.

Breve è la vita,

ti schernisce i fianchi

e t’innalza alle tettoie del cielo,

poi ti fa pozzanghera

e vai ad infrangerti affannato,

nello stagno di palude limacciosa.

Dio c’è ma non si vede,

le nubi ingarbugliate viaggiano,

si sperdono e si scrivono

nell’azzurro tra i passeri castani.

Breve è la vita,

una parola strangolata,

un bacio arrugginito dall’aurora,

due passi sul selciato del tormento.

Scalmanati amanti

sgretolati dalle paresi del cuore.

Breve è la vita,

e breve è l’amplesso di gioie,

come son brevi le ferite da guerriglia.

Dio c’è ma non si vede,

Dio c’è e la Sua scia siamo noi stelle.

Carlo Molinari

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Io non so perché

Con quante gerbere

ti devo ricoprir le labbra

per aver cinque minuti di te?

Con quante viole fucsia

devo rivestirmi da capo a piedi

per amarti con le ossa che mi restano?

Con quante rose e spine

devo avvinghiarmi le tempie

per darti una mia lacrima di sangue?

E quante gardenie blu

devo cogliere sui tuoi pinnacoli

perché tu non resista ai miei peccati?

Quanti giacinti bianchi

devo coltivar sul mio balcone

per attirarti ogni giorno alla mia alcova?

E quante margherite nivee

devono ammantare le mie membra

perché tu venga a morir sul mio prato?

Siamo come due amanti,

disseminati tra le luci rosse di Pigalle.

Carlo Molinari

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Il tempo

Credo che il tempo sia il nostro migliore amico.

Che il tempo ci aiuti a crescere, a diventare persone che possano lasciare un segno nei cuori di chi ci incontra. Credo che il tempo faccia il suo corso, ci aiuti a dimenticare il passato se il passato ci ha arrecato dolore, ci aiuti a rendere prezioso ogni istante della nostra vita perché di vita ne abbiamo una sola.

Credo che il tempo ci lasci tempo per pensare, sognare, amare, ricordare, dimenticare, agire, creare, crescere. Credo che il tempo sia un galantuomo, che cancelli le brutture e faccia risaltare la bellezza delle cose e delle persone. Il tempo sa fare il tempo. Il tempo sa lenire ogni ferita, il tempo fa riconciliare persone distanti, il tempo ci porta a considerare anche il domani, quando il nostro tempo si sarà fermato e noi saremo nell’eternità, in una pace duratura che non ha limiti né barriere né ostacoli né un capolinea.

Credo che il tempo abbia imparato tanto nella sua storia, credo che ora sappia fare meglio il suo lavoro.

Credo che il tempo sia nostro alleato nel cercare la felicità, nel dimenticare una persona sbagliata, nel ricercare l’amore con una persona da sempre pensata per noi. Credo che il tempo ci faccia anche invecchiare, ma che ci faccia sempre restare pieni di stupore, meraviglia per il Creato, per come possano cambiare le persone, per come possano cambiare gli eventi.

Credo che il tempo ci possa fare un regalo, che ci faccia crescere degni cittadini di questo mondo, degni artefici del nostro futuro e del nostro presente. Credo che il tempo non si stanchi di fare il tempo, che ci dia sempre una seconda e una terza possibilità. Credo che il tempo ci aiuti a perdonare, ci insegni che vivere nell’astio e con il cuore in lotta ci faccia solo star male e non ci faccia progredire nell’amore. Il tempo è testimone dell’amore: noi siamo nati da un atto d’amore e siamo destinati a spargere amore.

Credo che il tempo non ci inganni mai, magari ci farà passare anni e anni nella solitudine dell’anima, nel torpore, nella pena, nel disorientamento, ma poi ci riporterà alla luce. Credo che il tempo sappia regalare la fine di un tunnel cieco e senza speranza. Che ci faccia uscire allo scoperto e ritornare ad essere uomini e donne felici del nostro vivere. Credo che il tempo non passi mai a caso. Forse ci lascerà nel dubbio, forse ci farà restare nell’incertezza, forse ci negherà la tranquillità dell’animo ma poi si svelerà per quello che è: un vero amico, un padre, un fratello, una sorella, una madre, il punto eterno da cui siamo partiti, l’estremità immensa a cui siamo destinati.

Credo che il tempo a volte si fermi. Che ci faccia un regalo, ci porti un sorriso che non aspettavamo, ci curi una malattia, ci faccia uscire dall’insicurezza, ci faccia incontrare le persone adatte alla nostra felicità. Credo che il tempo sia un poeta, che sappia scrivere i versi più intensi nella nostra vita. Con un incontro, in una domenica di festa, nella nascita di un nipote o di un figlio, nell’alba che irrompe nei nostri occhi e nel nostro animo, nel tramonto che ci fa fermare per riposarci o forse per poter amare meglio e di più.

Credo che il tempo non giochi mai a caso. Credo che il tempo non abbia tempo, ci sia da sempre e per sempre resterà accanto a noi. Che ci insegni tante cose, che ci renda silenzio quando il silenzio è necessario, che ci faccia gioire quando gioire è la base del nostro vivere. Credo che il tempo non sia un ingannatore, credo che ci dirà sempre la verità, che ci porrà sempre davanti a due strade da scegliere e sicuramente ci indicherà la via maestra. Credo che il tempo ci abbia fatto nascere, ci abbia fatto crescere, ci insegni la Vita, ci porti al nostro destino di esseri infiniti nell’infinito.

Credo che il tempo che mi hai dedicato sia prezioso.

Credo che i minuti per leggere questo scritto siano un dono per me che li ho scritti. Credo che il tempo oggi ti sorriderà perché il tempo vuole sempre sorridere anche se non lo fa capire in ogni istante. Credo che tu oggi voglia essere felice e in pace con te stesso, con te stessa. Credo che il tuo tempo sia sacro e per questo ti ringrazio di esserci. Ti rendo grazie perché hai saputo cogliere anche i miei minuti e hai dato loro un grande valore. Ti rendo grazie perché, lontano o vicino fai parte della mia vita. Credo che il tempo oggi ti darà un’altra possibilità. Di essere felice e di festeggiare il dono della tua Vita, unica, irripetibile, sacra, senza fine.

Auguri a te, che il tempo ti renda una grande persona.

E sento che forse già lo sei.

Carlo Molinari

Il miracolo è qui!

Fate entrare l’Amore!

Il miracolo è qui, il diluvio

sei tu, donna, pioggia lunare

che m’intrighi l’anima

e mi fai stordire ogni qual volta

mi siedo ad aspettare.

E lunga, estenuante è l’attesa.

Mi chiedo, sulla punta d’una piuma

quando mi cadrai come lana

tra le braccia di fiero vigore,

che ben san avvinghiar l’amata

e la fan tremare al suono mistico

dell’incenso che sale. Donna, tu

amaro sale della distanza

frutto mai nato in boccioli recisi!

Hai ragione, dono della terra,

non m’accontento d’un fiore a caso,

non mi lusinga una bocca da baciar,

mi seduce solo l’anima folle

che esulta al tramonto e mi sospira

d’avermi atteso

per anni d’immane dolore!

Ma il miracolo è qui,

fate entrare l’Amore!

E siano le mani, i volti, le labbra,

le cosce, le vene,

i seni sbattuti in faccia,

la carne, le pupille, a farmi cantare

l’ode della guerra antica!

Sia la fame d’uscir dalla tomba,

e contare i giorni che ci restano

all’unione perfetta,

sotto una tettoia che non si sbriciola,

ma dà ragione piena

a chi s’è atteso

con le viscere attorcigliate!

Un giorno di te e di me

è un giorno che non si scuce dalla pelle.

Carlo Molinari

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Il mio amore ricada su di voi

Foglie amaranto,

che siete parabole nell’aria,

cadete sagge anche su di me,

ricoprite le amarezze del cuore

e fatemi respirare il vostro ardore.

Ve ne andate via come va

il viandante verso la meta insicura,

non vi curate del dispiacer dell’uomo,

della muta stagione che s’infervora

di colori, screziature e affanni di silenzio.

Ecco, io mi specchio in voi, mie sorelle,

e accolgo il prato esangue dell’attesa.

Ho la certezza che l’humus alimenta l’anima

e che i passeri, anche su rami scheletriti,

continuano a modular melodie soffuse,

a volar senza pena, orizzonti né aspettative.

E canto, canto anche per chi vive nell’odio,

schiavo del buio, immemore dell’amor natio,

oltre valico la siepe della pazienza

e m’immergo negli affreschi dell’infinito,

conscio che come foglia ho solo vita davanti,

e primavere che verranno

a stemperar chi s’ammanta di parole bruciate,

senza sapere che si vive una sola volta.

Carlo Molinari

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Riccioli neri

Ero pura carta bianca

flusso di corrente impavida,

passi incespicati su foglie gialle

bisogno di sfamare stupori di vita,

e tu camminasti accanto

nella tenebra, nel giorno di sole,

quando la tua fatica era immane

quando la tua stanchezza dimagriva.

Una madre non s’inventa

la si crea nello slancio di purezza,

una madre è colonna dorica

e si sbriciola per lo spasimo dei figli.

Tu avanzasti nelle ombre,

sapendo a mala pena

quale fosse la luce da inseguire.

Madre delle pene e del coraggio,

che cercasti il bene anche nei distacchi.

Madre senza madre

che hai dispensato parole e silenzi,

madre senza padre

che tacesti il tormento dell’assenza.

Madre che insegnasti giorni

e notti del vivere, anche a chi fu

distratto, lontano, lontana, inconsapevole.

Mai compresa del tutto

se non nel tempo della Ragione.

Tu che giungesti a vivere

senza aver imparato a vivere,

tu che restasti vedova

quando l’erba era radiosa

e si poteva ancora cogliere.

Tu che perdesti la giovinezza

davanti al sacrificio e al lavoro duro.

Madre dei dolori, dei sorrisi

madre che ancora arranchi,

e non lasci terreno

agli anni che incombono terrei.

Madre che hai capito in silenzio,

da sola, abbandonata nelle domeniche.

Madre che pulisci la tomba

di quei genitori che vissero in guerra.

Musica classica,

filmine color seppia ingrigite,

quadri che fanno compagnia,

voci al telefono che scaldano le sere,

casa di ricordi, vuota, ombre, pareti sterili.

Madre che sei stata bambina,

che hai giocato con i tuoi fratelli,

madre che sei andata a scuola

e imparasti che l’amore non è di scuola

ma di Vita, e siamo noi,

prosecuzione, figli della testimonianza.

Figli che vanno, che vengono,

che s’irritano, che amano come possono,

che portano fiori quand’è festa.

Una torta fatta in casa,

una telefonata senza tosse rauca,

e sapere sempre che il giorno s’inventa

senza guardare troppo avanti,

perché guardare troppo avanti

forse farebbe male

e non sarebbe autentico.

Madre dell’oggi, e questo basta,

riccioli neri che non invecchiano

perché quando l’anima grida ancora

nulla avvizzisce, ma resta vivido

come stilla di rugiada senza galaverna.

Madre che resterai viva,

non solo in una foto ingiallita

ma protetta dai cuori che generasti,

che forse, a volte,

han sfidato troppo la vita.

Carlo Molinari

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