La Margherosa (Una favola per i più piccoli, un racconto breve per i più grandi)

“Potete acquistare la Sapienza anche senza denaro (…). Dio vi ama ed il suo amore vi riempie di gioia: non vergognatevi di lodarlo”. (Sapienza 50, 25-29)

“Semper amorem minui vel crescere constat”.

È un fatto constatato che l’amore o cresce o diminuisce, mai rimane eguale.

(Codice d’amore provenzale)

Prefazione

È una favola incantevole, scritta con totale innocenza e speranza.

Il fiore Rosa, abbandonato dai genitori quando era un piccolo bocciolo, vive col fiore Margherita una strana mescolanza di radici, segno dell’amicizia profonda, che fa di entrambi un solo fiore: la Margherosa.

È un insegnamento morale e di fede, ma talmente calato nella fantasia da non assumere mai fastidiosi toni predicatori o saccenti. Amicizia, amore, eterna gioia: bellissima favola per i bambini e presa di coscienza di una stupenda realtà anche per gli adulti più disincantati.

Una penna lieve come un petalo di margherosa per un messaggio di fede robusta.

Domenica Luise

(poetessa e pittrice)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota introduttiva

Per la prima volta mi è data l’occasione di esprimere il mio pensiero su uno scritto.

Lo faccio molto volentieri perché ho letto e riletto questa bellissima favola-racconto. Sono pagine che si leggono con piacere e tutto d’un fiato. Si sente traspirare il cuore di chi le ha scritte perché sono piene di valore umano e aprono lo spirito alla speranza cristiana.

Auguro che queste pagine, scritte con amore e con intelligenza, possano trovare gioiosa accoglienza nei piccoli ed essere motivo di riflessione per i grandi, accendendo in loro una scintilla di amore e di fede.

Un grazie all’autore che ha trasmesso a queste pagine la sua anima e la sua fede cristiana.

Don Giovanni Pierdonà

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Il fiore Rosa viveva in una serra, circondato da innumerevoli altri magnifici fiori d’ogni specie e da piante altissime dalle foglie verdi lucenti, che irradiavano una luce intensa, ogni qual volta il sole entrava in quella piccola prigione per portare loro una boccata d’ossigeno e di serenità.

 

Il fiore Rosa era stato abbandonato dai suoi genitori quand’era ancora un piccolo bocciolo: questi erano fuggiti dalla serra e se n’erano andati via, ognuno per conto proprio per impollinare altre  Rose e formare quindi altre famiglie colorate, di varie specie, alcune mai viste prima sulla faccia della terra.

 

Il fiore Rosa era diventato un grande amico del fiore Margherita, viveva accanto a lei, e le loro radici spesso s’intrecciavano e si tenevano strette strette. Da veri amici.

Le avevano riposte entrambe in un vaso di terracotta marroncino, un po’ distanti dagli altri bellissimi fiori.

 

Qualche pianta a volte faceva, con le sue grandi foglie, una zona d’ombra per Rosa e Margherita: il sole d’estate picchiava fortemente e le lastre della loro prigione, che gli esseri umani chiamavano serra, diventavano ancora più roventi, quasi incandescenti, per il calore altissimo.

 

Al fiore Rosa i petali diventavano quasi secchi, il fiore Margherita piegava la corolla per ripararsi, e Rosa sapeva bene che quando Margherita lo faceva era sfinita dall’afa e l’acqua scarseggiava.

Per questo a volte erano molto tristi, sfiancate.

 

D’estate gli umani se ne andavano sempre in vacanza, lasciando la serra chiusa con un catenaccio e tutte le famiglie di fiori e piante restavano quindi per giorni e giorni senza una sola goccia d’acqua, sotto un sole spaccapietre che per poco non crepava anche le lastre di quella prigione!

 

Il fiore Rosa pensava ai propri genitori, al perché se n’erano andati via e l’avevano lasciato solo, così piccolo com’era, un semplice e delicato bocciolo, ma non riusciva mai a capire il perché.

Ogni giorno chiedeva all’amica fiore Margherita:

“Fiore Margherita, aiutami, voglio sapere se i miei genitori mi amano ancora o non mi amano più!”.

Il fiore Margherita allora iniziava a togliersi uno alla volta tutti i petali bianchissimi fino a restarne senza, ripetendo ad alta voce:

“Fiori genitori l’amate? Fiori genitori non l’amate? Fiori genitori l’amate? Fiori genitori non l’amate?”.

Così tutti i giorni.

 

E per uno stranissimo miracolo della natura, ad ogni sorgere di un nuovo sole, il fiore Margherita si risvegliava sempre con tutti i suoi petali, proprio gli stessi che aveva sacrificato il giorno prima per l’amico fiore Rosa: ancora più lucenti, candidi e brillanti. Magnifici!

Ma non arrivava mai nessuna risposta.

Solamente un sole terribilmente caldo, ed un’afa che piegava e faceva morire pian piano tutti quei meravigliosi fiori, giorno dopo giorno.

Un silenzio di tomba.

 

Anche le piante più rigogliose un po’ alla volta si rinsecchivano e le loro grandi foglie non riuscivano così più neanche a dare quel piccolo sollievo agli altri fiori, proteggendoli e regalando loro un’ombra ristoratrice.

 

Purtroppo però i genitori del fiore Rosa non pensavano mai al piccolo bocciolo che avevano abbandonato, che intanto era cresciuto ed era diventato un fiore Rosa stupendo, ammirato ed invidiato da milioni d’altri fiori sulla terra.

Si dice addirittura che i fiori Rosa rappresentino l’Amore: tantissimi esseri umani, infatti, quando vogliono dire “ti amo” o “ti voglio bene” ad una persona, le regalano spesso un meraviglioso mazzo di  Rose.

Rosse scarlatte, rosa, gialle, addirittura blu o color amaranto: gli esseri umani erano riusciti a far conoscere tante Rose tra di loro e queste si erano sposate mettendo al mondo così altre Rose magnificamente variopinte.

 

Una volta, addirittura, si disse che in Olanda fosse nato il fiore Rosa nero: sembrava uno scherzo della natura ma invece era proprio vero.

Non si sa come, ma qualche fiore Rosa era sbocciato proprio nero, e piaceva lo stesso agli esseri umani. Era il più strano e originale di tutti.

 

Ogni giorno il fiore Rosa, chiuso nella serra, abbracciato teneramente con le radici all’amica  Margherita continuava a domandare:

“Mi aiuti anche oggi, per favore? Puoi staccare ancora tutti i tuoi bei petali bianchi e domandare per me sempre la stessa domanda?”.

 

Forse qualcuno penserà che il fiore Rosa era un po’ egoista, ma tutto sommato Margherita faceva questo piccolo sacrificio ben volentieri per l’amico fiore Rosa.

Sapeva bene, tra l’altro, che tanto il mattino dopo tutti i suoi bianchi petali sarebbero rinati come se nulla fosse accaduto.

E non lo faceva certamente pensando a questo miracolo inspiegabile: lo faceva solo per amore, compassione ed amicizia verso il fiore Rosa.

Senza aspettarsi nulla in cambio.

 

Ma sfortunatamente l’ultimo petalo cadeva sempre a terra con la stessa domanda: “Fiori genitori non l’amate?”. E il quesito restava ogni giorno senza risposta. Giorni e giorni, mesi e mesi, e la risposta rimaneva ancora un punto di domanda solitario.

 

Torniamo un passo indietro nella nostra storia: il fiore Rosa era cresciuto, sapeva bene di essere desiderato dagli esseri umani, l’aveva sentito dire dai tanti altri fiori rinchiusi nella serra-prigione.

E nel frattempo arrivò anche l’autunno e gli esseri umani padroni della serra tornarono dalle vacanze: un po’ alla volta, senza tanto entusiasmo,  ripresero così ad innaffiare i fiori e le piante della loro serra. Ma era troppo tardi.

 

Molti di essi, purtroppo, erano morti rinsecchiti durante l’estate. Avevano chinato il capo, lo stelo si era piegato su sé stesso e si erano immersi nella terra secca. Per sempre.

Non sarebbero mai più tornati a risplendere con i loro colori smaglianti.

Erano morti per mancanza d’amore, non tanto per mancanza d’acqua.

E la stessa sorte, sempre durante quell’estate torrida e senz’acqua, toccò anche a tante piante della serra-prigione che videro rinsecchire pian piano le loro foglie magnificenti.

Le videro cambiare colore e diventare da verde vivo, lucente, a marroncino secco secco.

Anch’esse, si piegarono su sé stesse pian piano e chinato il capo, morirono senz’acqua.

Non poterono più riparare nessun fiore dal sole cocente con le loro ampie e lucide foglie.

Che desolazione!

 

Ma i fiori Rosa e Margherita, essendo le loro radici abbracciate nel vaso dov’erano recluse, si alimentarono con affetto e amicizia: non servì loro né acqua né riparo dal sole perché si aiutarono a vicenda, l’uno con l’altra.

Continuarono così a vivere nonostante il caldo soffocante.

 

Come detto prima, mese dopo mese, il fiore Rosa era diventato talmente grande, bellissimo, con dei petali rosso scarlatto di una lucentezza abbagliante così splendida che gli altri fiori della serra-prigione molte volte provavano una fortissima invidia.

Questo invece non capitava a Margherita, che nella sua semplicità estrema era e restava stupenda come il fiore Rosa e non provava affatto nessun tipo d’invidia, perché sapeva bene che entrambi erano stati creati diversi nella loro magnificenza e solo gli umani intelligenti riuscivano a comprendere questo piccolo segreto di bellezza in comune.

 

Rosa e Margherita se la ridevano allegramente fra di loro per l’ignoranza di certi esseri umani che osservano solo l’apparenza delle cose e non prestano invece attenzione alla bellezza semplice, interiore, vera e straordinaria di certi doni della natura.

 

Il fiore Margherita lo sapeva bene, perché vedeva l’amico fiore Rosa che era cresciuto sì stupendo, ma gli erano cresciute anche tante spine pungentissime: queste rappresentavano tutti i dolori che portava dentro sé per essere stato abbandonato dai genitori quando era ancora un piccolo bocciolo.

Tanta bellezza ma anche tanta tristezza e dolore pungente!

Eppure il fiore Rosa non si era mai lamentato né stancato di domandare al fiore Margherita di sacrificare i suoi petali ogni giorno per cercare di trovare risposta a quella domanda che si portava da sempre dentro:

“Fiori genitori mi amate? Fiori genitori non mi amate? Fiori genitori mi amate? Fiori genitori non mi amate?”.

“Non mi avete mai amato?”…

 

Nel frattempo, vista la bellezza del fiore Rosa e del fiore Margherita, l’essere umano che le aveva piantate in quel piccolo vaso, rinchiuso poi nella serra-prigione, decise di sradicarle delicatamente e di trapiantarle nel punto più elegante e decoroso del proprio giardino, per provare a vedere se sarebbero cresciute altre Rose ed altre Margherite come ornamenti floreali per la sua più bella aiuola.

Passava il tempo ma nulla accadeva.

 

Rosa e Margherita continuavano invece a tenersi strettamente unite con le loro radici e il fiore Rosa ogni giorno continuava a domandare all’amica di sacrificare tutti i suoi petali per cercare la stessa risposta che mai arrivava.

 

Ad ogni modo, i genitori del fiore Rosa, che l’avevano sciaguratamente abbandonato quand’era ancora un piccolo bocciolo per andare a vivere con altre Rose e crearsi altre famiglie, ognuno per conto proprio, erano anch’essi delle Rose stupende e i loro figli erano sbocciati con colori diversi, smaglianti, variopinti al massimo.

 

Ma un bel giorno i due genitori Rose furono improvvisamente colti dai campi dove si trovavano per essere poi venduti!

Furono entrambi riposti in ceste ampie che contenevano altre Rose ed innumerevoli fiori di altre specie, vennero caricati in due furgoncini e questi partirono per destinazioni ignote.

Fra di loro si sparse una fortissima paura: perché?

Vedremo fra poco il motivo di tanta paura, più che motivata.

 

Il giorno dopo due esseri umani, infatti, vedendoli così strabilianti e bellissimi in due fiorerie diverse (una a Roma e una a Torino), decisero di acquistare i due genitori Rosa, uno a testa, per regalarli poi alle loro umane amate.

I due fioristi con grandi forbici recisero gran parte dei gambi ai due genitori Rosa e vollero tagliare anche tutte le spine, una ad una.

Alla fine rimasero solo gambi e magnifici petali rosso scarlatto.

 

I due genitori Rosa finirono così in due vasi di vetro smerigliato, pieni d’acqua fresca.

Tuttavia, dopo un po’ di giorni, finirono per seccarsi, perdettero tutti i petali ed inesorabilmente morirono.

Ma non fu tanto la mancanza d’acqua fresca a far appassire i genitori del fiore Rosa, quanto piuttosto l’assenza di radici e l’essere queste conficcate per bene nella terra gravida di nutrimenti vari. Oltre al fatto che gli esseri umani, dopo il primo giorno d’entusiasmo, non li guardarono più e l’indifferenza li avvolse totalmente e rapidamente come una ragnatela.

 

E così i genitori del fiore Rosa morirono, uno a Torino e l’altro a Roma.

Entrambi furono gettati in pattumiera, finendo poi in due discariche abusive a cielo aperto in mezzo ad altri rifiuti d’ogni genere quali cartacce, lattine di birra, avanzi di carne e verdure putrefatte e ad altre schifezze d’ogni genere.

Che brutta fine!

 

Nessuno si accorse, tuttavia, che quando furono colti in mezzo ai campi s’alzò un leggero alito di vento e due piccole spore dei fiori Mamma e Papà volarono via trasportate poi dalle correnti dei venti in giro per l’Italia.

 

Oltretutto, nessuno si accorse che le due spore finirono per posarsi dopo mesi e mesi di viaggi a vuoto, soffiate quà e là dai venti, addirittura tra i petali stupendi del fiore Rosa! Tutte e due insieme!

 

Si posarono proprio tra le “braccia” di quel figlio che avevano abbandonato quand’era ancora bocciolo per andare ad impollinare altri fiori Rosa!

Fu un’emozione talmente devastante che il fiore Rosa quasi svenne per lo choc e il fiore Margherita prese un piccolo martello e se lo diede in testa più volte per rendersi conto se stesse sognando o se invece fosse veramente sveglia!

No, era tutto vero!

Assurdo, inimmaginabile ma incredibilmente vero!

 

Il fiore Rosa si riprese quasi subito e capì immediatamente quanto di straordinario gli era accaduto: senza esitare le due spore Mamma e Papà gli raccontarono quanto era successo loro, lo supplicarono di perdonarle e di non lasciarle cadere in mezzo alle sue spine, per poi finire sul terreno ed essere magari calpestate ed uccise al passaggio di un ignaro gatto.

 

Il fiore Rosa decise senza esitazione di perdonare le spore di Mamma e Papà: dopo anni e anni che li cercava disperatamente, finalmente ecco che ora li custodiva (seppur come spore) fra le sue braccia, o per meglio dire fra i suoi meravigliosi petali rosso scarlatto!

Ancora uniti, finalmente: come una volta!

 

Gli venne anche la tentazione, ad essere sinceri, di farle cadere nel vuoto e di vendicarsi per tutte le sofferenze che in quegli anni gli avevano procurato, abbandonandolo drasticamente e facendolo crescere da solo, seppur con l’amicizia fraterna del fiore Margherita. Ma poi, dopo aver riflettuto per un solo attimo, decise di aprir loro il cuore e di racchiuderle in sé senza dire nulla, neanche una parola.

 

Solo l’amore che nutriva per i fiori genitori perduti e ritrovati nella forma di spore bastava a renderlo felicissimo e a sussurrare delicatamente tutte le cose che non si erano mai detti.

Non certo per colpa sua.

Ma tutto durò ben poco.

 

I genitori, infatti, già morti come fiori, erano ridotti a piccole spore quasi invisibili e se non fossero stati seminati non sarebbero di certo sopravvissuti e tanto meno ricresciuti.

Come a dire, sarebbero morti per la seconda volta.

Così implorarono il figlio fiore Rosa di lasciarle andare via liberamente un’altra volta per poter posarsi chissà dove e così rinascere. E subito anche!

 

“Siete dentro di me – sbottò stupito il fiore Rosa –siete dentro quel vostro figlio che avete abbandonato quand’era piccolo e indifeso! Ed ora che vi ho perdonato e vi ho accettato così come siete, volete andarvene di nuovo? Ma allora siete due cretini che non hanno capito nulla della vita!”.

 

Si pentì subito di aver detto ai suoi genitori-spore di essere due cretini, ma il fiore Rosa ebbe anche un più che comprensibile impeto di rabbia, dovuto ai tantissimi dolori provati nella sua vita di fiore abbandonato.

 

Tuttavia si ricredette immediatamente e disse sconsolato ai suoi genitori-spore:

“Mi avete abbandonato: sono cresciuto da solo. Vi hanno reciso, venduti e gettati in una pattumiera e siete morti come fiori. Se non ci fosse stato il vento, che ha salvato queste due vostre spore, ora non sareste di certo qui. E sono altrettanto sicuro che non sia stato un caso che voi siate caduti proprio in mezzo ai miei petali”.

Il fiore Margherita annuì in silenzio.

La sera si faceva avanti.

I genitori-spore gli risposero che aveva tutte le ragioni di questo mondo, ma che loro dovevano pur rinascere, rivivere e ricrescere un’altra volta.

E che tono minaccioso!

   (NdA: qui la “reincarnazione”, alla quale peraltro non credo, non c’entra proprio nulla. Si tratta solo e unicamente di finzione narrativa)

 

A questo punto il fiore Rosa, schiacciato dal dolore, non rispose e non disse più nulla.

Aprì i suoi petali come a dire:

“Sia fatta la vostra volontà! Volete abbandonarmi ancora e per la seconda volta? E sia…”.

Una lacrima cadde sopra i genitori-spore, un soffio improvviso di vento s’alzò potente e questi furono spazzati via, lontano lontano.

Come inghiottiti nel nulla.

 

Il fiore Rosa richiuse i suoi petali e ricevette l’abbraccio caloroso e sincero di tutti i petali del fiore Margherita: “No – le disse –, non ti chiederò mai più di sacrificare nulla per me. Consolami, se vuoi, con la luce dei tuoi petali e con il chiarore della tua corolla. Anch’io farò la mia parte per te e ti darò un po’ di me stesso per ricompensare tutto il tuo amore, stanne certa”.

E i due si strinsero ancora più fortemente.

Ormai era notte fonda.

 

Un vento severo nel frattempo cacciò lontanissime le due spore che si avvicinarono ad un forno dove qualche umano stava preparando il pane per il mattino che sarebbe sorto poche ore dopo:

“Che profumino cara, andiamo a vedere cosa si mangia di buono?”, disse incurante di tutto quello che era successo la spora Papà.

“Cara a me! – gli urlò la spora Mamma – Siamo separati da anni e ognuno si era rifatto una propria vita e famiglia! Per colpa tua abbiamo abbandonato di nuovo nostro figlio! Per il tuo solito egoismo di sempre: e hai il coraggio spudorato di chiamarmi ancora ‘cara’?!”.

 

Non ebbe il tempo di finire quella frase che tutti e due finirono dritti dritti dentro il forno bollente, carico di fuoco divoratore.

 

In un solo attimo furono bruciati, polverizzati da “quel fuoco” che non perdona.

Carbonizzati all’istante.

 

Contemporaneamente però furono fagocitati anche dalle pagnotte di farina che ben presto diventarono pane croccante: che ben presto venne venduto. E che ben presto venne mangiato. E che ben presto si tramutò in avanzo di cibo. E che ben presto finì nell’acqua.

Sì, nell’acqua di un water.

Non in quella di un vaso di fiori.

 

Un essere umano calmo calmo tirò lo sciacquone e le due spore-genitori carbonizzate, cattive ed egoiste, finirono definitivamente nel nulla.

Cancellate per sempre dalla faccia della terra.

 

Per qualche strano miracolo della natura si dice che il fiore Rosa e il fiore Margherita pian piano s’innamorarono e poco tempo dopo si sposarono, cosicché divennero un solo fiore che un angelo un giorno raccolse delicatamente e pensò di chiamare “Margherosa”.

 

Si dice che le Margherose siano i fiori preferiti dagli angeli e che siano anche i fiori più splendidi dell’intero Paradiso: il Signore Iddio, oltretutto, conoscendo bene la storia di dolore del fiore Rosa e dell’amicizia straordinaria di Margherita, decise che la Margherosa diventasse anche il fiore più bello ed ammirato fra tutti i fiori del creato.

 

Il Paradiso ne è pieno a miliardi e miliardi.

E questo durerà per tutta l’eternità.

 

Anche la nostra Madre Celeste ha sempre un mazzo candido di Margherose fra le braccia, e ogni giorno ne porta milioni e milioni nei cuori delle persone che soffrono sulla terra per svariati motivi, ponendo delicatamente il mazzo nel profondo del loro cuore e donando così ad esse un po’ di sollievo e calore materno.

 

La morale della favola?

 

Qualcuno scrisse una volta: “Quando Dio permette che si chiuda una porta, lo fa sempre sapendo bene che poi si aprirà una porta ben più grande”.

 

Carlo Molinari copyright

Foto dell’autore, reinterpretata a computer: “Le Margherose volano in cielo”.

http://carlomolinari.simplesite.com (Sito Web Ufficiale)

 

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