Quel giorno chissà

che luce c’era,

quando le nostre sorti

si sono incatenate.

Hai bussato alla soglia

della mia esistenza,

ancor in equilibrio precario.

È stato un fluire,

un ciclone centrifugo

che ha delicatamente

arruffato le nostre vite.

Tutto era scritto.

Tutto doveva accadere.

Panchine striate,

selciati d’erba giovane,

centri commerciali e due caffè,

zone industriali e baci derubati

al calar della sera.

Poi la riflessione,

pausa delle coscienze.

E dopo mesi disabitati

un messaggio ritorna prepotente:

è tempo di incontrarci.

Ancora.

Eravamo vestiti con gli stessi colori,

e un prete ci ha benedetto.

Brama di saltarsi addosso

acquietata da maree di parole.

E nebbia non c’era.

Lieve calore settembrino,

presago di un autunno

che non avrebbe mai denudato

le nostre anime.

Non anelo più allo Zenit

ora che indosso afflati

nei miei ventricoli.

Inspiro, e ti proseguo oltre.

Accanto.

 

2017

 

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