Qualche giorno fa entrai in una libreria ben fornita di una città abbastanza vicino alla mia Conegliano: girovagavo qua e là, curiosando per lo più sui titoli che si vendevano. Di tutto. Ma veramente di tutto. Il mio più grande interesse era quello d’imbattermi in una raccolta, in una sezione, che vendesse poesie. Bene, anzi quasi tragico. Ho girato e rigirato più volte in libreria, sono stato attentissimo a tutti o quasi i titoli ma poi mi sono imbattuto solamente in UN libro di poesie di Alda Merini (chapeau). Io mi dico: è mai possibile che in una libreria così tanto fornita ci fosse UN solo libro di poesie? Le poesie non vendono più? Sicuramente nella mia ricerca qualcosa è andato storto: voglio almeno sperare che sia così. Quello che mi viene da dire è che nella mia personale esperienza di “scrittore di poesie” (non mi definisco assolutamente un “poeta”, saranno gli altri semmai a decretarlo questo!), è che mi sono praticamente quasi sempre arrangiato: autoprodotto. Mi sono arrabattato per vendere copie su copie dei miei libri con buoni risultati ma case editrici che si occupassero della cosa più importante, ovvero la DISTRIBUZIONE degli stessi, ne ho trovate ben poche! Sì perché la cosa più importante quando pubblichi è poi la distribuzione del prodotto finale, se no se devi pubblicare un libro da tenere in scatoloni e/o in cantina, dandoti da fare alla follia per vendere agli amici, parenti, amici degli amici, ditemi un po’ che senso ha… Non ha veramente senso! Autoprodursi, quindi? E-book, quindi? Tirare sempre fuori soldi per vedere pubblicata una propria opera che è costata ore ed ore di lavoro, fatica, coinvolgimento emotivo e quant’altro? O sperare in qualche patrocinio dei Comuni di residenza e degli Assessorati alla Cultura (ben vengano anche questi)? Quale la soluzione, ma, soprattutto, siamo sicuri che la poesia venda ancora in Italia e susciti ancora interesse rispetto alla narrativa ed ai romanzi? Dobbiamo tutti quindi divenire scrittori di racconti, narrativa, per sperare di vendere qualcosa in più rispetto alla poesia?

Ho cercato delle risposte nel web, ho trovato decine e decine di link che decretano inesorabilmente la “morte” della poesia: non susciterebbe più interesse, non produrrebbe più emozioni in chi la legge e via discorrendo (a seconda delle correnti di pensiero). Tuttavia, ho trovato anche un link (che qui riporto http://www.parcopoesia.it/la-poesia-si-vende-ma-non-si-dice ), che sosterrebbe l’esatto contrario: gente, udite udite, la poesia sembrerebbe vendere ed interessare ancora! Vi lascio questa riflessione e questo interessante link: siamo, quindi, “destinati” a farci leggere solamente nei nostri blog e/o nei social network oppure abbiamo qualche speranza in più? Ancora qualche speranza?

 

Carlo Molinari, 15/02/17.

 

Foto copyright free, http://www.pixabay.com.

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