Rabindranath Tagore

Poeta, prosatore, drammaturgo e filosofo bengalese, nacque il 6 maggio del 1861 nell’antica residenza famigliare di Jorasanko, a Calcutta, da una famiglia appartenente ad una elevata aristocrazia che svolse un ruolo importante nella vita culturale, artistica, religiosa e politica del Bengala. Il nonno Dwarkanath (1794 – 1846), soprannominato Il Principe, era un importante uomo d’affari che aveva stretti contatti con la Compagnia delle Indie: aveva investimenti in trasporti, esportazioni, assicurazioni, banche, miniere di carbone, indaco, agenzie immobiliari. Insieme all’amico Raja Ramohan Roy, aveva fondato la Chiesa Teista dell’India; fu uno dei primi indiani a ricevere onori nelle corti di Inghilterra in cui fece un viaggio nel 1842 e fu ricevuto dalla regina Vittoria. Il padre Debendranath (1817 – 1905), soprannominato Il Maharsi (il saggio) era un filosofo indù e riformatore religioso, attivo nel Brahmo Samaj, movimento religioso fondato nel 1848. Ciò non gli impedì di mantenere i suoi affari mondiali e di amministrare le proprietà materiali che includevano residenze nei diversi distretti del Bengala e la tenuta di Santiniketan vicino a Bolpur nel distretto di Birbhum. Rabindranath era il più giovane di quattordici fratelli, molti dei quali divennero personalità importanti nel campo artistico e culturale. Non segue studi regolari: il padre si assume la sua educazione. All’età di undici anni, nel 1873, assieme al padre compie il suo primo viaggio fuori da Calcutta e visita Amritsar, Santiniketan, Dalhoisie nella zona himalayana. Nel 1874 muore la madre e lui vive col fratello maggiore Dwijendranath (1840–1926), poeta, musicista e filosofo, e la moglie di lui Kadambari (1858 – 1884). Pubblica le sue prime composizioni poetiche o drammatiche su riviste letterarie. Una delle prime è il poema Il lamento della natura. Nel 1878 compie il suo primo viaggio in Inghilterra e vi rimane 17 mesi. Henry Morley sarà il suo insegnante di letteratura e musica. Al ritorno in patria compone un dramma musicale Il genio di Valmiki e I Canti della sera. Nel 1883 sposa Mrinalini Devi (1873–1902), una ragazza di dieci anni, scelta dalla famiglia. Va a vivere con la moglie a Ghazipur. Dall’unione nasceranno cinque figli. Nel 1890 compie il suo secondo viaggio in Europa: visita oltre all’Inghilterra, l’Italia e la Francia. Al suo ritorno pubblica numerose nuove opere: Il diario di un viaggiatore in Europa, Sonar Tarj (La barca d’oro), Chitra, i drammi Fiume e Maledizione dell’addio. Si impegna attivamente nel movimento nazionale e diventa presidente del Conferenza Provinciale del Bengala. Dal 1897 al 1899 pubblica cinque nuove raccolte di poesie: Kanika, Katha, Kahini, Kaipana, Kashanika. Decide successivamente di ritirarsi dalla vita pubblica di Calcutta e di andare a vivere a Santiniketan, un possedimento del padre e luogo di ritiro spirituale. Fonda una scuola dai principi pedagogici ispirati ad antichi ideali indiani. Nel 1902 muore la moglie, nel 1904 la figlia, nel 1907 il figlio più giovane. Il poeta è affranto dal dolore e scrive composizioni che riflettono il suo stato d’animo: Luna crescente, Soron, Nashta Nir (Il nido distrutto), Chokher Bali (Pugno nell’occhio). Dal 1907 al 1910 compone le 157 poesie che saranno pubblicate nella raccolta intitolata Gitanjali. Nel 1912 compie il terzo viaggio in Europa. Il grande poeta irlandese W.B. Yeats, entusiasta dell’opera del poeta scrive la prefazione all’edizione inglese di Gitanjali (Canti d’offerta). Nel 1913 pubblica The Gardner, The crescent moon e Sadhana, il mondo occidentale lo premia col Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Fu il primo Nobel letterario non occidentale nella storia del premio. L’Università di Calcutta nello stesso anno gli conferisce la laurea honoris causa. Nel 1921 realizza il progetto di trasformare la scuola di Santiniketan in una università internazionale, La Vishva Bharati University. Ad essa devolve i proventi del premio Nobel e i diritti d’autore dei suoi libri. Compie una serie di viaggi nel mondo per raccogliere fondi per l’Università: nel 1924 è in Malesia, Cina, Giappone. Poi si reca in Argentina, nel 1927 è in Italia. Nel 1928 la serie di conferenze tenute in Inghilterra diventano una pubblicazione dal titolo The religion of Man (La religione dell’uomo). Dal 1928 fino alla morte crea circa 2400 opere, tra disegni e dipinti. Molte saranno esposte negli Stati Uniti e in Europa. A Roma, nel 2012, la Galleria Nazionale di Arte Moderna ha allestito una mostra dal titolo The Last Harvest – Una mostra internazionale di dipinti di Rabindranath Tagore. Tagore è stato tradotto praticamente in tutte le lingue europee, risultando forse l’autore di origini bengalesi più noto in Occidente. Muore il 7 agosto 1941.

 

“Chi vuol fare il bene bussi alla porta; chi ama troverà la porta aperta.”

“La farfalla non conta i mesi ma i momenti e ha tempo a sufficienza.”

“L’amore è il significato ultimo di tutto quello che ci circonda. Non è solo una sensazione, è la verità, è la gioia che è la fonte di tutta la creazione.”

“È sera, ed è tempo che i fiori chiudano le loro corolle. Lascia che mi sieda al tuo fianco e comanda alle mie labbra di fare ciò che si può fare in silenzio nella debole luce delle stelle.”

“Il bambino chiama la mamma e domanda: Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto? La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino: Eri un desiderio dentro al cuore.”

“Nel tuo sonno, al limite dei sogni, aspetto guardando in silenzio il tuo viso, come la stella del mattino che appare per prima alla tua finestra. Con i miei occhi berrò il primo sorriso che, come un germoglio, sboccerà sulle tue labbra semiaperte. Il mio desiderio è solo questo.”

“La libertà che significa unicamente indipendenza è priva di qualsiasi significato. La perfetta libertà consiste nell’armonia che noi realizziamo non per mezzo di quanto conosciamo, ma di ciò che siamo.”

“Una mente tutta logica è come un coltello tutto lama. Fa sanguinare la mano che lo usa.”

“L’uomo nella sua essenza non deve essere uno schiavo, o di se stesso o di altri, ma un amante. Il suo unico scopo è l’amore.”

“Quando sto davanti a te alla fine del giorno, tu dovresti vedere le mie cicatrici e sapere che io ho avuto le mie ferite e anche le mie guarigioni.”

 

 

By C.M.

Tratto da Wikipedia e http://www.frasicelebri.it/frasi-di/rabindranath-tagore/

P.S. Chiedo scusa per tuttte queste parole in azzurro e sottolineate, ma io ho fatto un copia/incolla su word, ho messo tutto a posto e poi rifacendo un altro copia/incolla qui, nel template di WordPress, ne è venuto fuori questo disastro, ed io non posso fare nulla.

2 risposte a "Rabindranath Tagore"

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