Perché domani ti voglio condurre

alle frescure del Cansiglio,

la strada sarà di lungo corso

e salirà spietatamente

sempre più, fino a sfiorare le azzurrità.

Ti offrirò un povero caffè di montagna

alla baita dei cinesi, tra il verde sconfinato

e puledri e quelle voragini disgraziate

che rammentano i giorni della guerra.

Perché si ha bisogno scoraggiato

d’aria spazzata, d’interrare alle spalle

il tumulto di ore sempre uguali

ma anche i silenzi dell’attesa,

quando le giornate paiono smisurate

e c’è solo assenza in casa,

mura desolate che attendono,

ancora una volta ti attendono.

Perché i piedi nudi inseguono la terra

le punte delle dita lambiscono le radici

gli occhi s’inabissano tra maree

di tronchi resinati mentre scintille di luce

filtrano quasi per errore.

 

E qualche formica

a frusciare compagnia.

 

 

07/2017

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