Riflessione del 31 Ottobre 2017

Di questo passo andremo tutti al macello, ci sarà negato l’intelletto, le nostre mani verranno ammanettate, cerotti bianchi e ben larghi sulla bocca, ma gli occhi resteranno liberi di esplorare l’immensità del nulla, la patria perduta, la terra violata, i ghiacciai ridotti ad acqua da bidet, i deserti che avanzano inesorabili e ricoprono le guglie del Duomo e i gradoni del Colosseo. Non saremo più liberi di cantare né di festeggiare i compleanni, gli scaffali dei supermarket grideranno polvere e cimici, verrà buio allo scoccare del mezzogiorno e i lampioni delle strade verranno estirpati per dare spazio, forse, a lampade ad olio (sempre se ci resteranno soldi per pagarle).

Stiamo chiedendo troppo alla Madre Terra, stiamo rigettando e calpestando malamente tutte le razze umane e a volte siamo sordi alle urla che provengono dalle periferie monche del pianeta. Vandalismo, razzismo, pornografia, accattonaggio, indifferenza, teste incollate ai cellulari, sempre a far benzina e sempre a correre. Tempi sempre più ristretti, o negati, per alzare una preghiera e provare a ringraziare di qualcosa: ci sarà e ci dev’essere qualcosa pur minimo per cui ringraziare, ne sono più che certo.

Me lo impongo stamattina. Siamo tutti creature del destino, nati con e per un Senso.

Ci siamo forse dimenticati che c’è un Dio che ci ha messo al mondo?

Il “Veniamo dal nulla” è solo una mesta favoletta per bambini saputelli ed accecati.

Gli appartamenti sempre più blindati glorificano il pensiero piatto e la faccia stampata sugli schermi digitali delle televisioni. Librerie, piazze e chiese sempre più afone (colpa nostra). Non sono mai stato né sarò mai un nichilista, un barelliere di negatività, un essere che vede sempre e solo lerciume intorno, ma lo sbando del genere umano, specie dalle nostre parti occidentali, è manifesto ormai da troppi decenni. Alla fine degli anni 80, in una mia poesia, la chiusa recitava: “Che ci sia Voluntas, seppur faticata”, ed oggi me lo ribadisco puntando il dito sul mio petto ma, al tempo stesso, restando consapevole che la vita è una, unica ed irripetibile e la si deve onorare al meglio, al massimo che ci è reso possibile. Vivere ed andare incontro. Tendere le mani. Faticare e provare ad essere felici e riconoscenti di respirare anche oggi. Ancora una volta in più.

Con un’ulteriore occasione tra le nostre dita, anche oggi, ascoltando il battito del cuore e facendolo lavorare questo cuore. Io ci provo.

Almeno un tentativo.

Carlo Molinari

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Domani fuggiremo via

Perché domani ti voglio condurre

alle frescure del Cansiglio,

la strada sarà di lungo corso

e salirà spietatamente

sempre più, fino a sfiorare le azzurrità.

Ti offrirò un povero caffè di montagna

alla baita dei cinesi, tra il verde sconfinato

e puledri e quelle voragini disgraziate

che rammentano i giorni della guerra.

Perché si ha bisogno scoraggiato

d’aria spazzata, d’interrare alle spalle

il tumulto di ore sempre uguali

ma anche i silenzi dell’attesa,

quando le giornate paiono smisurate

e c’è solo assenza in casa,

mura desolate che attendono,

ancora una volta ti attendono.

Perché i piedi nudi inseguono la terra

le punte delle dita lambiscono le radici

gli occhi s’inabissano tra maree

di tronchi resinati mentre scintille di luce

filtrano quasi per errore.

E qualche formica

a frusciare compagnia.

07/2017

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Carlo Molinari

E non dormire mai

Nelle ore più corvine
di questa notte bastarda
ti avverto accanto a me
distesa muta, silente
sulle mie lenzuola
di raso antico,
chiome sbaragliate
sottoveste nera in pizzo,
non proferisci verbo alcuno
ma t’avvicini con la mano
dita rosee affusolate
gambe e ginocchia lisce
vedova di smalti scarlatti.
 
E non dormire,
non dormire mai.
 
 
 
Luglio 2017
 
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Considerazioni notturne

Sempre più assilli

attorcigliano le mie ore di buio,

e lenzuola accartocciate,

un astioso onirico mi lacera

agitando il torpore morfeiano.

Ma scaraventa lontano

decenni di dolorame variegato:

anche il patire ha le sue tinte

e non indossa per forza il nero.

Se la mia esenzione invoca

tributi altissimi da versare

allora acumino le lame,

mi cingo per acre contesa

e acerrima guerriglia sia.

Non avrete la mia pelle.

10/2017

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Le tre giornate

Quel fulmine argenteo
che ha squarciato la città vuota e afosa,
ha lasciato la sua nube profumata.
Ma si è diradato ad altri lidi.
Parte una donna,
poco conta se non è la tua donna,
è pur sempre un cuore che ti svuota.
Le parole degli altri
sono tante acca: non le senti.
La strada per la verità è irta e bollente,
qualcuno, dotto e intelligente,
l’ha già trovata.
Ma noi che beviamo il giorno
sino all’ultima goccia
ancora non la conosciamo.
E quando ci ritireremo sottoterra
per non disturbare più,
forse, ancora non sapremo nulla.

 

Bologna, 1990

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#indietrodi27anni

Conto alla rovescia

Ti attendevo incredulo

sin dai giorni dell’afflizione

ancor imprigionato

nel mio feretro esistenziale.

Ti ho da sempre partorito

con flebili lamentazioni

celata nelle mie viscere roventi,

seme pronto a brancolare

nei meandri dei miei primordi.

Perché da secoli immani

germogliavi in me

ma io disgregavo amori

e di fiato energie.

Non ti ho smaniata soltanto

in concetti sbiaditi,

ti ho inseguita anche

nel mio coraggio sfiancato.

 

E strascicavo le giornate

in attesa d’un avvenire

fradicio di te.

 

 

05/2017

#ripropongo

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