Resta come sei

Resta come sei,

sei nata per affascinarmi

per caldeggiare la tua schiena

e adulare le tue gambe lisce.

Resta come sei,

sei nata per rivestirti di me

per instillare coraggio e mai tentare

il tempo che fatale scorre furioso.

Resta come sei,

sei nata per incontrarmi

altra luce non v’era quel mattino,

solo cobalto di vestiti e chiome di grano

che invocavano mani decise

a profumarsi di esse ed occhi intensi

brillanti di pianto andato.

Resta come sei

ed io resterò come sono,

sono nato anch’io per sedurti

altro scopo non fu mai scritto

e decretare nuovi tragitti

perché chi resta immoto in sé

ha già marchiato

il simbolo del fallimento.

30/01/2018, ore 4.11

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Una carezza

Una carezza per lambire
fresche gemme in sementi
preordinate a sbocciare,
una carezza per bagnarmi
le dita tra gli scogli e il mare
ancor gelidi per accogliermi,
una carezza per sfiorare
le sue labbra, fonte di vita calda
e di suoni che bramo ascoltare,
una carezza per ricordarmi
che mi amo ancora e il dolore
è solo frigido miscuglio del passato,
una carezza al lancinante urlo
del neonato per confortarlo a crescere
e a divenire uomo partecipe del creato,
una carezza al sole e alle stelle
per riconsegnarmi cittadino dell’universo
e anelare allo Spirito che sta più in là,
una carezza ad una vecchia madre
che ha sfiorito gli anni e non sorride più
e non può più esigere i vigori andati,
una carezza ad un tronco d’albero
e riempirmi di resina tiepida,
collante per chi resta unito
e sa che smembrare porterà solo
troppa disgrazia e strazio.
Perché chi si ama è un corpo solo,
ma prima ancora una memoria
che non si disperde.

28/01/2018, ore 20.24

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Ciò che fu discordia

Ciò che fu discordia

l’ho stritolato

tra le tenebre del passato,

e tu amore, dove

dove te ne stai nascosta?

T’ho cercata nelle stanze aride

di questa casa ma solo sagome

e sentori di balsamo

han proferito risposte cieche.

Anche la luna, ciglia abbozzata

stanotte offusca e comanda

fa cosca con i clandestini,

solo sorgenti di gemme

tra i rami, denudati di tutto,

anche del vento.

E ciò che fu discordia

l’ho stritolato,

ci puoi giurare,

tra le tenebre del passato.

26/01/2018, ore 5.46

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Foto frame dal web (Mary Pikford)

Malafemmena

“Malafemmena” (Principe Antonio De Curtis, in arte “Totò”)

Si avisse fatto a n’ato
chello ch’e fatto a mme
st’ommo t’avesse acciso,
tu vuò sapé pecché?

Pecché ‘ncopp’a sta terra
femmene comme a te
non ce hanna sta pé n’ommo
onesto comme a me!…

Femmena
Tu si na malafemmena
Chist’uocchie ‘e fatto chiagnere..
Lacreme e ‘nfamità.

Femmena,
Si tu peggio ‘e na vipera,
m’e ‘ntussecata l’anema,
nun pozzo cchiù campà.

Femmena
Si ddoce comme ‘o zucchero
però sta faccia d’angelo
te serve pe ‘ngannà…

Femmena,
tu si ‘a cchiù bella femmena,
te voglio bene e t’odio
nun te pozzo scurdà…

Te voglio ancora bene
Ma tu nun saie pecchè
pecchè l’unico ammore
si stata tu pe me…

E tu pe nu capriccio
tutto ‘e distrutto,ojnè,
Ma Dio nun t’o perdone
chello ch’e fatto a mme!…

Per molto tempo si è creduto che questa canzone Totò l’avesse scritta per Silvana Pampanini, che aveva conosciuto sul set di “47 morto che parla”, colpevole di aver rifiutato la proposta di matrimonio che il Principe le aveva fatto. In realtà la canzone fu scritta e “dedicata” alla moglie Diana rea di essere venuta meno ad una promessa che i due coniugi si erano scambiati: anche se ufficialmente separati dovevano convivere nella stessa casa fino al raggiungimento del diciottesimo compleanno della figlia Liliana. Ma Diana stanca delle continue scappatelle di Totò, sposò l’avvocato Tufaroli facendo sprofondare il Principe nello sconforto assoluto.

 

 

Cantico delle creature (San Francesco)

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e ‘honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.

Nero d’aracnide

Obnubilata era la tua mente

serrature medievali senza alcun foro

né chiavistelli a cui sgolare

la tua nefasta trappola,

nero d’aracnide avvolgeva

le maglie delle tue reti cerebrali.

Ed era angoscia.

Solo il putrido del niente.

Poi un boato devastante

senza morti né catastrofi.

Poi il sole rotea all’impazzata

senza Vergini in visioni celesti.

L’amore aveva squarciato

le tue porte pericolanti,

destino di destarsi

amore d’amare,

amare d’amore, di luce lampo,

lampo di luce, fangosità or lucide

insurrezione di vita, estro che riemerge,

arte che sparge onor di arte,

sputi su catene d’un tempo,

sangue raggelato su bocca irrigidita.

Tu, morte corporale, mi avrai

ma non m’impedirai

di cesellare l’intonaco celeste

col suo viso per l’infinità

dei miei secoli a venire.

E fu subito giorno.

21/01/2018, ore 14.50

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Le bocche di Bonifacio

Ho lambito vorace

le coste dei sensi,

ciò che era furente boa

mai oltrepassabile,

l’ho fatta mia

l’hai fatta tua.

Questa è l’euforia

dei predatori,

tale è l’amore

dal cielo concepito

e santificato.

Senza più bisogno

di puntare alcun dito.

19/01/2018, ore 9.42

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I papaveri di Luoyang

I dieci papaveri amaranto

di Luoyang, ritrovo d’antichi

poeti cinesi in terra di Henan

ora troneggiano su legno

ancorati su bianca parete.

È visione d’armonia e lauta tintura,

un’orlatura irregolare,

qualche petalo che ombreggia,

cosa assai rara per queste stanze

che non primeggiano mai in tinte floreali

ma solo in telature policrome

raggi di sole, macchie di legno venato

fogli vergati, pause della coscienza.

E qualche aroma d’incenso

ammaliato dal nord Africa

o dalla terra degli elefanti,

omaggio di chi s’innalza

e indaga le distese del pianeta

sballottato tra mille fusi orari.

Io scrivo di fiori, d’amori in ebollizione

di buio dell’anima, di scintilla che traspare

da occhi che frugano altri iridi.

Non mi sono mai annientato,

neanche nel fastidio più accanito

e nulla mi frenerà neppure adesso.

Ora so dei fiori di peonia

che sbocciano ad Aprile a Luoyang

e dei poeti che fors’ancora

decantano le loro laudi

all’ombra della Grande Muraglia.

E brutali raffiche di monsone

che accecano i tormenti di chi

non ha mai compreso l’amore.

13/01/2018, ore 01.49

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Tempo (dis)perso

Potevo dirlo con una ringhiata

che non intendevo più aspettarti

che il tempo era scaduto

e che ogni tolleranza aveva superato

ogni umano limite di sopportazione.

Ma ho lasciato che le fasi

mutevoli ed oscure delle notti

percorressero i miei strazi,

ho demolito giorni di pene amare,

ore d’interminabili attese

per non attendere mai più.

Tapparelle serrate

vedove nere di sole

terrazze raggelate

mutolii tra queste mura.

Non aveva alcun senso

e non me lo accordavo più,

avevo smarrito troppe stagioni

e non reggevo ancora

di strappare altre lune.

Tu hai compreso,

un giorno hai compreso,

per non lasciarmi allontanare

per non gridare allo scandalo

per ritrovare le mie braccia

incrociateaper-teincrociateaper-te.

Un’oscenità lasciar fuggire

queste passioni

che san di fulgente.

09/01/2018, ore 20.28

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