Il passero amico

Ho visto un passero morto,

crocifisso alla madida terra,

non s’udiva più il canto d’alleluia

né un volo di sacra libertà

ancora lo salvava

dall’infelice alito di vento.

Intorno a lui, tra defunte foglie,

minute piume bronzee

e un altro passero in ginocchio,

quasi becco a becco,

lo rimirava a pelle granitica,

con una lacrima di tramonto

sul petto ansimante.

Forse anche lui, come me,

pensava alla vita ch’è senza fine,

e all’oggi che c’è

e al domani ch’è un’incertezza,

o forse il suo tacer silente

era una preghiera sommessa

per altri passeri, stipati in volo

ma ciechi di fraterna noncuranza.

Presi allora tra le mani

un lieve grano di terriccio,

dalla pioggia di stanotte irrorato,

e glielo posi dolcemente

sul capo senza sogni,

lasciando all’aria complice

le ali d’intoccabile piumaggio.

Anch’io all’afflitta sequela

del passero amico,

e dell’innato ardor di canto,

perché in vita si canta

e si crea bramosia d’amore,

o ci si lascia morire

per un salmo in più d’eternità

che abbia il grido del cielo d’Aprile.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

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