Il bambino di Betlemme

Una favola per bambini.

Un racconto breve per gli adulti.

Vennero i magi da Oriente.

Uno stuolo di re di alto rango, pieni di ricchezze e di cuori generosi, s’incamminarono da Oriente per viaggiare fino alla Palestina: attraversarono monti scoscesi, valli infinite piene di prati, fiumi freddi d’inverno, sabbie insidiose del deserto, strade desolate dove poche case facevano loro compagnia. E non trovarono mai e poi mai nessuna persona per giorni e giorni. Mesi e mesi.

Partirono da Oriente guidati da una stella: una stella? Sì, e per di più questa stella, diversa da tutte le altre, aveva anche una coda luminosa e sapeva parlare: una notte si mostrò in tutta la sua bellezza ad ognuno dei re magi e sussurrò al loro cuore di partire subito. Partire subito, e perché?

Perché c’era da vedere un bambino.

Partire da una zona lontanissima del mondo per giungere fino alla Palestina e vedere semplicemente un bambino? Ma di bambini ne è pieno il mondo! Potevano vederne anche a casa loro! E poi tutti i giorni nascono bambini da tante mamme, così come tutti i giorni tanti nonni volano felici in paradiso.

Non era una grande scoperta questa! Voi che dite?

E allora perché affrontare durante l’inverno gelido un viaggio così lungo, pericoloso e senza nessuna certezza e sicurezza che quella stella non avesse detto loro una bugia o si fosse burlata dei loro sogni durante il sonno?

Valeva davvero la pena rischiare così tanto? Tutti quei pericoli? E poi, tra l’altro, la stella con la coda di cristallo aveva detto loro di portare anche dei doni, dei regali, i più belli che potessero mai avere nei loro reami.

A questo punto volete sapere quali doni portarono i re magi a quel bambino così speciale?

È un segreto, nessuno lo seppe mai. Qualcuno prese una penna d’oca, dell’inchiostro nero come la pece da un calamaio e scrisse su di una pergamena proveniente dall’antico Egitto: “I re magi portarono dei doni a quel bambino”. E così da allora fino ad oggi tutti lo hanno sempre creduto, ma nessuno ha mai saputo quali fossero in realtà quei doni così importanti e così preziosi.

Mi state chiedendo cosa fosse una pergamena? Beh, è un po’ complicato a spiegarsi: diciamo che in quei tempi non esistevano i quadernoni, album da disegno, non esistevano gli astucci e neanche le cartelle. Chi voleva scrivere doveva farlo come e dove gli capitava, anche su di un sasso.

Diciamo così per non complicare troppo la storia…

Ma come si chiamavano, allora, questi re magi? Quanti anni avevano?

Avevano mogli? Erano fidanzati? Avevano anche loro dei bambini? Erano vecchi?

No, vecchi non credo, se no come avrebbero mai potuto affrontare tutti quei pericoli e quel viaggio infinito, per vedere solo un bambino?

E chi si erano portati dietro in quel viaggio così insidioso ma pieno di speranze?

Viaggiavano a piedi o a cavallo? A quei tempi non esistevano di certo le macchine e nemmeno gli aerei.

Bambini, voi cosa dite? Che da quelle parti c’erano tanti cavalli e cammelli? E chi ve l’ha detto? Ah, avete sentito questa storia ogni anno, proprio quando si sta per smontare l’albero di Natale? Ve l’hanno raccontata i genitori o il parroco della vostra parrocchia durante la messa o al catechismo? O l’avete letta in un libro di fiabe, tutto pieno di colori e di figurine colorate? No, non me lo dite, cercherò di immaginarlo da solo. Poi, al massimo, mi direte se ci ho azzeccato oppure no, va bene?

Vennero i magi da Oriente.

Si era cominciato così, non è vero? E allora continuiamo!

Per farla breve, bambini, vi dirò che finalmente arrivarono una notte in Palestina, in un piccolo villaggio dal nome Betlemme: sì, l’ho capito, sapete già anche questo.

Ma non sapete che in quella notte c’era tanto freddo, il cielo era pieno di stelle brillanti, sembrava un arcobaleno! Le stelle si muovevano in danza, prendendosi tutte per mano e cantavano tutte insieme: “Alleluja! Alleluja! Alleluja!”. La luna sorrideva, tutta rotonda e splendente, bagnava di luce tutte le superfici della terra anche se si era di notte. Il cielo era tutto un canto, un’orchestra vera e propria! A volte quasi ci si doveva tappare le orecchie da tanti canti roboanti, ad alto volume, quasi fossero dei boati di fulmini e temporali. Ma non facevano paura, anzi.

Tutto brulicava d’argento, i colori erano i più belli mai visti né immaginabili: e poi era pieno zeppo di angeli. Angeli? Sì, proprio di angeli.

Sapete, quelle strane creature con le ali dietro alle spalle e le vesti lunghe fino ai piedi?

Ecco, proprio loro! Quelli che vivono in cielo, accanto a Dio, ma vivono anche accanto ad ognuno di noi: come? Ma non lo sapete che ognuno di noi ha un piccolo angelo custode che lo accompagna per tutta la sua vita? Fin da quando nasce, per tutta la vita!

Ah, vi avevano detto anche questo?

Beh, chiunque ve l’abbia detto aveva ragione.

Allora, vennero i magi da Oriente.

Questo si era capito.

E finalmente quella notte scorsero in lontananza delle piccole luci: era un villaggio o una città?

S’incamminarono in fretta, più in fretta che potevano, e col fiato lungo, quasi senza respiro. D’un tratto si trovarono davanti ad un cartello stradale: “Betlemme”, c’era scritto “Betlemme”!

Cosa mi dite, bambini? Che a quei tempi non esistevano i cartelli stradali? E invece no, esistevano eccome, ed erano perfettamente uguali ai nostri delle nostre città. Che ci crediate o che non ci crediate. Ma la cosa più sorprendente sapete qual era?

Ad aspettarli davanti a quel cartello, immobile ma sorridente, chi c’era?

C’era la Befana, seduta su di una pietra, con una scopa accanto!

Voi mi direte: “Cosa c’entra la Befana con tutta questa storia da presepio?”.

C’entra, c’entra.

La Befana esiste da più di duemila anni e non invecchia mai: era piena di doni anche lei, tutte calze ripiene di dolci e di cioccolata. Anche lei andava dal bambino? Anche lei si era fatta un lungo viaggio pur di vedere quel bambino? Mah…

Nessuno lo seppe mai, ma mentre i re magi sono del tutto spariti nel nulla (nessuno sa che fine abbiano fatto), la Befana esiste ancora: non ci credete? Fareste bene a crederci, invece!

Ora, bambini, non vi voglio annoiare: vi dirò, per finire questa storia, che sia i re magi sia la Befana, senza aver mai parlato fra di loro, si trovarono improvvisamente all’entrata di una grotta. C’era una luce grandiosa in quella grotta! Tutti i pastori della zona, con le loro pecore, erano lì attorno. Volevano tutti entrare, tutti in fila in silenzio ma pieni zeppi di allegria e di gioia!

E la stella con la coda di cristallo si era fermata proprio sopra quella grotta: li guardava, guardava tutti i re magi e la Befana e faceva l’occhiolino come per dire: “Ve l’avevo detto o no?”.

Dentro alla grotta, finalmente, c’era il bambino!

Ecco, avevano fatto un viaggio pericoloso, lungo millenni e millenni: avevano attraversato tutti i pericoli possibili e inimmaginabili, avevano avuto anche fame e sete, ma erano arrivati.

Arrivati a vedere un bambino.

Ah, che bella scoperta! Un bambino come tutti gli altri?

No, bambini, proprio no! Questo bambino emanava luce, aveva gli occhi del colore del cielo più limpido che mai, aveva i capelli biondi e riccioli, come i riccioli degli angeli che lo contornavano, non parlava ma sorrideva! Muoveva i piedini all’aria, le manine all’aria, si metteva il pollice in bocca, cantava anche lui come gli angeli…

Non piangeva come tutti i bambini appena nati, ma sorrideva e cantava.

Un bambino appena nato che canta? Non è possibile!

Certo che è possibile, qui siamo in una storia e nelle storie tutto può accadere, specie nelle storie più belle che si tramandano da secoli e secoli, quindi non discutiamo!

I re magi e la Befana erano estasiati, tremavano dall’emozione, gli occhi erano lucidi dalla commozione, i pastori intorno piangevano di gioia e anche gli agnelli non belavano ma tacevano e si erano acquietati sull’erba.

L’atmosfera era irreale, quasi nessuno ci poteva credere: tutti l’avrebbero raccontato a tutti!

Ma ad un certo punto quel bambino riuscì a dire qualche parola.

Un neonato che parla? Ma dai, ma cosa dici!

Beh, ve l’ho detto: siamo in una favola, ma da grandi crederete a questa favola con tutto il vostro cuore e la racconterete ai vostri figli e poi anche ai vostri nipoti. Io non ci sarò più ma vi ricorderete anche di me…

Il bambino, allora e d’un tratto, ruppe il silenzio e i canti degli angeli, e disse poche parole, essenziali, quasi fossero un verdetto, una sentenza piena di amore e di luce: preparatevi e ascoltate.

“Ecco, da ora inizia davvero la Storia della Salvezza umana!”.

La Storia della Salvezza umana?

E cosa mai voleva dire?

Ecco, la storia è finita, bambini: volete sapere il significato di quelle parole?

Anche voi non le avete capite? Non ve le hanno spiegate i vostri genitori? Sono sicuro di sì…

Bene, io non aggiungo altro: avete ascoltato la storia dei re magi e del bambino.

Vivete amando tutti più che potete, aiutate i fratelli e le sorelle in difficoltà, guardate il cielo specie di notte e contate le stelle. Abbiate rispetto per i vostri genitori e per i più anziani, ma anche per i più piccoli. Rispettate gli animali. Fermatevi davanti a un tramonto e se potete scrivete una poesia, sono sicuro che sarete in grado di farlo, se vorrete. Aiutate chi sta soffrendo e chi non ha da mangiare. Se trovate un povero per strada, fategli la carità: ma non dategli solo un piccolo soldino. Fermatevi: chiedetegli come si chiama, da dove viene, quanti anni ha, dove andrà a mangiare, dove andrà a dormire.

Amate più che potete nella vostra vita, bambini!

Amate, senza sosta amate! A-ma-te!

L’Amore porta a conoscere tutto, ma veramente tutto.

E un giorno capirete da soli che quel bambino aveva proprio ragione!

Quel bambino portava la luce.

E si chiamava Gesù.

Carlo Molinari

06/01/2022, Epifania del Signore.

3 risposte a "Il bambino di Betlemme"

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  1. Bellissima favola, è stato un piacere leggere questa storia con queste bellissime parole, è davvero magica. Grazie, lo leggerei altre mille volte, a tutte le persone che vorrebbero ascoltarlo. Buona Epifania!

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