Nell’eden chiedo perdono

Mangia il frutto proibito,

assapora la bacca scarlatta

ch’io ti passo

da lingua a lingua, e poi

avvelena anche me,

ch’io in te m’accasci e tu

mi cinga il fianco,

dove tramestano flebili respiri.

Fa che il ruvido veleno

vilipenda tutti i corpi, ma non

le anime arroccate nell’azzurro,

e trascinami fiera con te

verso l’etereo nulla.

Fammi rinascere all’istante

sopra alpeggi di nubi e nevischi.

Là saremo liberi e scarmigliati,

aggraziati da cuori e oblio

che stillano ambrosie

come di graspi e vini bordeaux.

Saremo il verdetto e l’esilio

di chi non ci ha accolto,

e ha serrato, cieco di stelle,

le porte d’acacia e olmo grezzo

che volevamo dipingere insieme.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

3 risposte a "Nell’eden chiedo perdono"

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    1. Grazie mille Maria, questa poesia è nata con una certa,eleganza e raffinatezza ma non l’ho cercata, è nata così. A volte le poesie nascono con linguaggio molto semplice e diretto, altre volte nascono con un senso di eleganza…dipende sempre dallo stato d’animo e da come l’anima vuole esprimersi…grazie tanto davvero! Buona giornata

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