La forza dell’amore

La forza dell’amore

si racchiude in un’anima,

più questa ha sofferto

più saprà rendere sacro

il sapore d’un bacio,

gettato al sole e alle rose

nell’aurora di maggio,

quando si colmano gli occhi

di nuove rondini,

e gli amanti si prendono

ancora per mano,

come protetti nel loro nido.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Tra i cantici del buio

Te lo dico

in questa notte,

tra i cantici del buio:

non dormo, e penso a te.

Mi conforta la luna,

rovesciata sul crinale

di galaverna impestato.

I cani ringhiano,

strangolati in catene

di padroni mezzi ubriachi.

Le ombre si stagliano

su campanili di campagna

mentre s’attende mesti il vino,

a scardinar l’intelletto,

semmai questo fosse

ancor equilibrato.

E ci si immerge

ad ascoltar l’infinito,

immensa sinfonia di vuoto,

e noi, a poterlo afferrare.

L’ho detto tante volte,

senza lo slancio

del tuo sorriso in piena

a solcare il mio viso sfinito,

è come se fossi relegato

in una segreta

del Palazzo Ducale

d’una Venezia incipriata,

che muore ogni giorno di più.

Te lo dico

in questa notte,

tra i cantici del buio:

non dormo, e penso a te.

Mi faccio del male,

ma è l’unico modo che ho

per poter credere

che la mia vita

non abbia urlato invano.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Neve sul deserto

C’è neve sul deserto.

Tuareg con larghi pastrani

cesellati di cristalli d’Africa,

donne che allattano

sotto le pance dei cammelli.

Dune di sabbia impaurite,

non più color delle rose

ma gravide di nuance lunari.

La notte è sempre la stessa,

ma non si vedono più

gli sciabordii di astri siderali

più sfolgoranti d’uno Swarovski.

Solo neve a bioccoli illogici,

che ruzzola cantando,

senza chiarire

perché il deserto s’ammanti

di venature, come nubi

che accarezzano ad Aprile.

Qualche cane al seguito

inveisce e salta impazzito

per giochi di spume mai viste.

Sulle tende del riposo

il tetto sta per soccombere.

Il fuoco s’è spento d’ogni tinta,

non resiste più

ad un gelo senza risposte.

Neanche una falce di luna

a far compagnia,

a dar logica spiegazione

d’un tempo che di notte tradisce.

Eccomi,

oggi vedetemi così.

Anch’io plasmato silente

sul nudo Sahel,

d’amor muto e di folgore di vita,

lentamente affievolita.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

A mio padre

Eran generosi

i tanti viali di castagni

da percorrere insieme,

tanti i mari procellosi

dove spiaggiare

le nostre parole affiatate.

Avevo tanta fame di mondo

e anche tanta fame di te.

Avremmo potuto crogiolarci

su una roccia di licheni

e ammirar insieme

le cime nivee dell’Austria,

esser aria nell’aria tersa

con l’azzurro che ci penetrava

gli alveoli dell’anima rilucente.

Avrei voluto accarezzare

la tua mano antica

mentre ti facevi vecchio,

portarti una coperta sulle gambe

e pulirti gli occhiali da vista,

perché tu potessi ancora

guardare i corridori alla tivù.

Se fosse stato necessario

ti avrei anche accompagnato

il cucchiaio in bocca, e con esso

la trota, la sogliola e l’orata

che tu amavi tanto,

ripulendole con attenzione

da tutte le loro mille lische,

per farti felice

anche negli anni della canizie.

Sarei stato ore e giorni

seduto, a osservarti tacito,

mentre abbrancavi il pennello

e innalzavi la tela bianca

per dipingere in quiete amena

un paesaggio di chiesette.

Ti avrei aspettato tutte le sere

sulla grande porta di casa,

e con me anche la mamma,

vestita come una fresca fidanzata,

proprio come quando

vi conosceste, giovani ignari,

e io non ero che una casta idea.

Avrei voluto venir con te

in palestra, mentre facevi Judo,

e che tu m’insegnassi per bene

a legger le note sullo spartito,

così da suonar arpeggi di chitarra

come un infante Segovia.

Avrei voluto una ninna nanna

in più, che tu mi rimboccassi

le coperte fino al collo

perché non prendessi freddo,

ancora, nelle sere dell’innocenza.

Lo facevi sempre,

ad ogni calar del sole.

Ma il silenzio ha preso tutto.

Anche la tua tomba

è scrostata, sbiadita dal tempo,

l’erba intorno s’è rinsecchita

e io non amo venirti a trovare.

Mi resti vivo, padre,

nel fondo della pupilla

e nell’artrite

sulle dita da pianista,

mi resti come un soffio

nei malandati versi che scrivo,

erigendomi a cavalier dell’amore.

Senza saper quasi

d’essere ancora al mondo.

Senza saper quasi

che avremmo pianto da soli.

Senza di te, che ci portavi

i primi vasetti di yogurt alla frutta

e le figurine di Eddy Merckx,

da attaccarci ridendo sulla fronte.

La morte con te, padre,

si è sbagliata proprio del tutto.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Nell’eden chiedo perdono

Mangia il frutto proibito,

assapora la bacca scarlatta

ch’io ti passo

da lingua a lingua, e poi

avvelena anche me,

ch’io in te m’accasci e tu

mi cinga il fianco,

dove tramestano flebili respiri.

Fa che il ruvido veleno

vilipenda tutti i corpi, ma non

le anime arroccate nell’azzurro,

e trascinami fiera con te

verso l’etereo nulla.

Fammi rinascere all’istante

sopra alpeggi di nubi e nevischi.

Là saremo liberi e scarmigliati,

aggraziati da cuori e oblio

che stillano ambrosie

come di graspi e vini bordeaux.

Saremo il verdetto e l’esilio

di chi non ci ha accolto,

e ha serrato, cieco di stelle,

le porte d’acacia e olmo grezzo

che volevamo dipingere insieme.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Il bambino di Betlemme

Una favola per bambini.

Un racconto breve per gli adulti.

Vennero i magi da Oriente.

Uno stuolo di re di alto rango, pieni di ricchezze e di cuori generosi, s’incamminarono da Oriente per viaggiare fino alla Palestina: attraversarono monti scoscesi, valli infinite piene di prati, fiumi freddi d’inverno, sabbie insidiose del deserto, strade desolate dove poche case facevano loro compagnia. E non trovarono mai e poi mai nessuna persona per giorni e giorni. Mesi e mesi.

Partirono da Oriente guidati da una stella: una stella? Sì, e per di più questa stella, diversa da tutte le altre, aveva anche una coda luminosa e sapeva parlare: una notte si mostrò in tutta la sua bellezza ad ognuno dei re magi e sussurrò al loro cuore di partire subito. Partire subito, e perché?

Perché c’era da vedere un bambino.

Partire da una zona lontanissima del mondo per giungere fino alla Palestina e vedere semplicemente un bambino? Ma di bambini ne è pieno il mondo! Potevano vederne anche a casa loro! E poi tutti i giorni nascono bambini da tante mamme, così come tutti i giorni tanti nonni volano felici in paradiso.

Non era una grande scoperta questa! Voi che dite?

E allora perché affrontare durante l’inverno gelido un viaggio così lungo, pericoloso e senza nessuna certezza e sicurezza che quella stella non avesse detto loro una bugia o si fosse burlata dei loro sogni durante il sonno?

Valeva davvero la pena rischiare così tanto? Tutti quei pericoli? E poi, tra l’altro, la stella con la coda di cristallo aveva detto loro di portare anche dei doni, dei regali, i più belli che potessero mai avere nei loro reami.

A questo punto volete sapere quali doni portarono i re magi a quel bambino così speciale?

È un segreto, nessuno lo seppe mai. Qualcuno prese una penna d’oca, dell’inchiostro nero come la pece da un calamaio e scrisse su di una pergamena proveniente dall’antico Egitto: “I re magi portarono dei doni a quel bambino”. E così da allora fino ad oggi tutti lo hanno sempre creduto, ma nessuno ha mai saputo quali fossero in realtà quei doni così importanti e così preziosi.

Mi state chiedendo cosa fosse una pergamena? Beh, è un po’ complicato a spiegarsi: diciamo che in quei tempi non esistevano i quadernoni, album da disegno, non esistevano gli astucci e neanche le cartelle. Chi voleva scrivere doveva farlo come e dove gli capitava, anche su di un sasso.

Diciamo così per non complicare troppo la storia…

Ma come si chiamavano, allora, questi re magi? Quanti anni avevano?

Avevano mogli? Erano fidanzati? Avevano anche loro dei bambini? Erano vecchi?

No, vecchi non credo, se no come avrebbero mai potuto affrontare tutti quei pericoli e quel viaggio infinito, per vedere solo un bambino?

E chi si erano portati dietro in quel viaggio così insidioso ma pieno di speranze?

Viaggiavano a piedi o a cavallo? A quei tempi non esistevano di certo le macchine e nemmeno gli aerei.

Bambini, voi cosa dite? Che da quelle parti c’erano tanti cavalli e cammelli? E chi ve l’ha detto? Ah, avete sentito questa storia ogni anno, proprio quando si sta per smontare l’albero di Natale? Ve l’hanno raccontata i genitori o il parroco della vostra parrocchia durante la messa o al catechismo? O l’avete letta in un libro di fiabe, tutto pieno di colori e di figurine colorate? No, non me lo dite, cercherò di immaginarlo da solo. Poi, al massimo, mi direte se ci ho azzeccato oppure no, va bene?

Vennero i magi da Oriente.

Si era cominciato così, non è vero? E allora continuiamo!

Per farla breve, bambini, vi dirò che finalmente arrivarono una notte in Palestina, in un piccolo villaggio dal nome Betlemme: sì, l’ho capito, sapete già anche questo.

Ma non sapete che in quella notte c’era tanto freddo, il cielo era pieno di stelle brillanti, sembrava un arcobaleno! Le stelle si muovevano in danza, prendendosi tutte per mano e cantavano tutte insieme: “Alleluja! Alleluja! Alleluja!”. La luna sorrideva, tutta rotonda e splendente, bagnava di luce tutte le superfici della terra anche se si era di notte. Il cielo era tutto un canto, un’orchestra vera e propria! A volte quasi ci si doveva tappare le orecchie da tanti canti roboanti, ad alto volume, quasi fossero dei boati di fulmini e temporali. Ma non facevano paura, anzi.

Tutto brulicava d’argento, i colori erano i più belli mai visti né immaginabili: e poi era pieno zeppo di angeli. Angeli? Sì, proprio di angeli.

Sapete, quelle strane creature con le ali dietro alle spalle e le vesti lunghe fino ai piedi?

Ecco, proprio loro! Quelli che vivono in cielo, accanto a Dio, ma vivono anche accanto ad ognuno di noi: come? Ma non lo sapete che ognuno di noi ha un piccolo angelo custode che lo accompagna per tutta la sua vita? Fin da quando nasce, per tutta la vita!

Ah, vi avevano detto anche questo?

Beh, chiunque ve l’abbia detto aveva ragione.

Allora, vennero i magi da Oriente.

Questo si era capito.

E finalmente quella notte scorsero in lontananza delle piccole luci: era un villaggio o una città?

S’incamminarono in fretta, più in fretta che potevano, e col fiato lungo, quasi senza respiro. D’un tratto si trovarono davanti ad un cartello stradale: “Betlemme”, c’era scritto “Betlemme”!

Cosa mi dite, bambini? Che a quei tempi non esistevano i cartelli stradali? E invece no, esistevano eccome, ed erano perfettamente uguali ai nostri delle nostre città. Che ci crediate o che non ci crediate. Ma la cosa più sorprendente sapete qual era?

Ad aspettarli davanti a quel cartello, immobile ma sorridente, chi c’era?

C’era la Befana, seduta su di una pietra, con una scopa accanto!

Voi mi direte: “Cosa c’entra la Befana con tutta questa storia da presepio?”.

C’entra, c’entra.

La Befana esiste da più di duemila anni e non invecchia mai: era piena di doni anche lei, tutte calze ripiene di dolci e di cioccolata. Anche lei andava dal bambino? Anche lei si era fatta un lungo viaggio pur di vedere quel bambino? Mah…

Nessuno lo seppe mai, ma mentre i re magi sono del tutto spariti nel nulla (nessuno sa che fine abbiano fatto), la Befana esiste ancora: non ci credete? Fareste bene a crederci, invece!

Ora, bambini, non vi voglio annoiare: vi dirò, per finire questa storia, che sia i re magi sia la Befana, senza aver mai parlato fra di loro, si trovarono improvvisamente all’entrata di una grotta. C’era una luce grandiosa in quella grotta! Tutti i pastori della zona, con le loro pecore, erano lì attorno. Volevano tutti entrare, tutti in fila in silenzio ma pieni zeppi di allegria e di gioia!

E la stella con la coda di cristallo si era fermata proprio sopra quella grotta: li guardava, guardava tutti i re magi e la Befana e faceva l’occhiolino come per dire: “Ve l’avevo detto o no?”.

Dentro alla grotta, finalmente, c’era il bambino!

Ecco, avevano fatto un viaggio pericoloso, lungo millenni e millenni: avevano attraversato tutti i pericoli possibili e inimmaginabili, avevano avuto anche fame e sete, ma erano arrivati.

Arrivati a vedere un bambino.

Ah, che bella scoperta! Un bambino come tutti gli altri?

No, bambini, proprio no! Questo bambino emanava luce, aveva gli occhi del colore del cielo più limpido che mai, aveva i capelli biondi e riccioli, come i riccioli degli angeli che lo contornavano, non parlava ma sorrideva! Muoveva i piedini all’aria, le manine all’aria, si metteva il pollice in bocca, cantava anche lui come gli angeli…

Non piangeva come tutti i bambini appena nati, ma sorrideva e cantava.

Un bambino appena nato che canta? Non è possibile!

Certo che è possibile, qui siamo in una storia e nelle storie tutto può accadere, specie nelle storie più belle che si tramandano da secoli e secoli, quindi non discutiamo!

I re magi e la Befana erano estasiati, tremavano dall’emozione, gli occhi erano lucidi dalla commozione, i pastori intorno piangevano di gioia e anche gli agnelli non belavano ma tacevano e si erano acquietati sull’erba.

L’atmosfera era irreale, quasi nessuno ci poteva credere: tutti l’avrebbero raccontato a tutti!

Ma ad un certo punto quel bambino riuscì a dire qualche parola.

Un neonato che parla? Ma dai, ma cosa dici!

Beh, ve l’ho detto: siamo in una favola, ma da grandi crederete a questa favola con tutto il vostro cuore e la racconterete ai vostri figli e poi anche ai vostri nipoti. Io non ci sarò più ma vi ricorderete anche di me…

Il bambino, allora e d’un tratto, ruppe il silenzio e i canti degli angeli, e disse poche parole, essenziali, quasi fossero un verdetto, una sentenza piena di amore e di luce: preparatevi e ascoltate.

“Ecco, da ora inizia davvero la Storia della Salvezza umana!”.

La Storia della Salvezza umana?

E cosa mai voleva dire?

Ecco, la storia è finita, bambini: volete sapere il significato di quelle parole?

Anche voi non le avete capite? Non ve le hanno spiegate i vostri genitori? Sono sicuro di sì…

Bene, io non aggiungo altro: avete ascoltato la storia dei re magi e del bambino.

Vivete amando tutti più che potete, aiutate i fratelli e le sorelle in difficoltà, guardate il cielo specie di notte e contate le stelle. Abbiate rispetto per i vostri genitori e per i più anziani, ma anche per i più piccoli. Rispettate gli animali. Fermatevi davanti a un tramonto e se potete scrivete una poesia, sono sicuro che sarete in grado di farlo, se vorrete. Aiutate chi sta soffrendo e chi non ha da mangiare. Se trovate un povero per strada, fategli la carità: ma non dategli solo un piccolo soldino. Fermatevi: chiedetegli come si chiama, da dove viene, quanti anni ha, dove andrà a mangiare, dove andrà a dormire.

Amate più che potete nella vostra vita, bambini!

Amate, senza sosta amate! A-ma-te!

L’Amore porta a conoscere tutto, ma veramente tutto.

E un giorno capirete da soli che quel bambino aveva proprio ragione!

Quel bambino portava la luce.

E si chiamava Gesù.

Carlo Molinari

06/01/2022, Epifania del Signore.

Corre la goccia del pianto

Piove anche da te,

d’arcuata lacrima saziati,

e di vento impenitente

che schiaffeggia il dolore.

Esci sotto i castagni

nudi di bruni frutti spinosi

e sgrana le mani a Dio,

chiedi se vi sia limite umano

al pianto nelle vene,

al silenzio cucito nelle vesti.

E parlami, sussurra la parola,

fai frusciare i tuoi piedi

sui miei, immersi in paludi

d’esistenze risibili e beffarde.

Che ci sia un refolo di carità

sui nostri visi chiari e sfrondati.

Segno casto che il tempo

come rivolo defluisce,

ma se ne torna lesto e mite

al baricentro del puro cuore.

Se misera pietà ancor regna

nelle valli tenere del patire umano.

Carlo Molinari

#poeti2000

http://poeti2000.webnode.it

Impressioni

Si va così,

in un mondo di gogne

e catechismi,

dove io t’amo con i coltelli

iniettati negli occhi

e nel silenzio ingoiato,

per non finir nelle segrete

dei moralisti e di chi sa tutto.

E t’innalzo con me

a rasentar le nubi opalescenti,

a sentirti parte dell’oltre,

e volar come pettirossi dal seno

rigato da rivoli di sangue.

Nella pura percezione

d’essere nel degno del cuore,

amor non di vigliaccheria

né di mancato ardire bruciante.

Ma un bacio coi denti

a morsicar le labbra cianotiche,

e vesti stracciate a terra

che attendono fuochi nivei

e l’ululato della mesta angoscia.

E non solo così.

Tante viole sulle tue chiome,

e felci di sottobosco  

a colmar i tuoi anelli di giada.

Chioschi d’assenzio per noi

in parchi diserbati dal gelo crudo,

e parlar dei fiori morti

e saper d’amarsi nell’altrove.

Nei giorni del supplizio,

quando s’impone

il silenzio delle coscienze,

prima che si venga murati

tra i ragni e le pietre

delle rocche ataviche

di chi d’amor

non vuol saper proprio nulla.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Risultati Contest

Potete consultare i vincitori del nostro Contest sulla nostra pagina Facebook e nel nostro sito web http://poeti2000.webnode.it.
Complimenti a tutti!

PER I CLASSIFICATI DEL CONTEST: ATTENZIONE!
Giovedì 06 Gennaio, ore 20.30, DIRETTA su Instagram sul profilo di @educazioneinrete.
La nostra giurata e poetessa Chiara Brasacchio declamerà le poesie di TUTTI i classificati nelle prime 5 posizioni.
Possibilità per i vincitori di PARTECIPARE alla diretta dal vivo, commentando la loro poesia, facendosi conoscere come artisti e conoscendoci tra di noi: chi volesse partecipare alla diretta è pregato di PRENOTARSI scrivendo una breve email al nostro indirizzo:
movimentopoeti2000@gmail.com.
Così potremo organizzare nel migliore dei modi la diretta: grazie ancora a tutti e vi aspetimao giovedì 06 gennaio, ore 20.30 su Instagram (profilo di @educazioneinrete).

La Giuria

@poetiscrittori2000

Liberty

Rarità, eleganza

impasto di stile e classe.

Tu, dai corpetti in pizzo nero

il rossetto da rosa canina,

il viso sempre dipinto di cipria

e mascara ben ritagliati.

E tanta poesia, verace,

spruzzi di poesia che sgorgano

a fontane, e disorientano,

come i tuoi occhi glorificati

fieri d’un mare verde Tiffany.

Labbra volitive, sorriso arcuato

e scapigliata bohemien,

tra ruderi d’antico impero

e saloni liberty, afoni di polveri.

Inarcata sull’erba

di giardini prodighi di ninfee,

e Monet a ritrarti così illibata

nel tramonto decadente di quest’era.

All’ora tarda dell’amore,

tra unghie lucide e tacchi dodici,

e chi per te scrive, senza saper nulla.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

I fuochi son finiti

I fuochi son finiti,

resta la notte di nebbia

il silenzio surreale dei muti.

Restano nei cuori segregati

un bacio d’inverno tra gli aceri,

i tuoi occhi d’erba di maggio,

e maggio verrà di nuovo.

Tutte le rose bianche e gialle

che non ci siamo mai scambiati,

le corse come clandestini

per condividere un pane d’olive

in campagne di sole e pettirossi.

Non si pensava alla disfatta.

Le labbra liete danzavano

sulle onde del bel Danubio blu,

e tu volevi andare a Vienna

per amarci sui valzer di Strauss.

Ci resta un ricordo echeggiato,

e poche telefonate strozzate

da un capo all’altro del mondo.

I fuochi son finiti,

resta la notte di nebbia

il silenzio surreale dei muti,

e spolverare i mobili al buio

attendendo la Messa del mattino,

per festeggiare almeno con Dio.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Auguri a tutti!

Non sembra chiudersi nel migliore dei modi, questo 2021.

Ma io ho speranza e fiducia che nell’anno che sta a venire qualcosa di bello succeda a tutti noi.

Me lo auguro e ve lo auguro con tutta la forza che ho in corpo.

Ringrazio stasera anche tutte le persone che in questo anno hanno visitato il mio blog “Angoli di Pensiero”: dall’Italia, Svizzera, Germania, Stati Uniti, Spagna, India, Turchia, Grecia, Regno Unito, Francia, Svezia, Romania, Albania, Austria, Brasile, Slovenia, Arabia Saudita, Israele, Marocco, Camerun, Australia, Kenya, Belgio, Unione Europea, Ucraina, Costa d’Avorio, Argentina, Russia, Polonia, Nuova Zelanda, Nigeria, Filippine, Mauritius, Paesi Bassi, Monaco, Grecia, Croazia, Malaysia, Irlanda, Giappone, Russia, Bangladesh, Finlandia, Venezuela, Repubblica Ceca, Danimarca e Costa Rica.

Fiori noi tutti

Fiori, fiori avvizziti,

fiori calpestati e dileggiati,

vilipesi dai nostri passi.

Fiori dimenticati,

oppressi da freddo e falce.

Fiori di tutti e di nessuno,

sorrisi che cadono dal cielo.

Fiori i tuoi occhi, petali floridi,

clorofille senza età, senza ingiurie.

Fiori le tue labbra schiuse,

corolle d’incenso, tele di Renoir.

Azalee, gerbere, dalie,

margherite, giacinti, rose,

pervinche, gelsomini, viole.

Anemoni, calle, gigli, ciclamini,

orchidee, rododendri, edelweiss,

nontiscordardime, ibiscus, gerani.

Campanule, strelizie, garofani,

agapanti, anturium, petunie,

papaveri, fiordalisi, begonie, fresie,

mimose, lillà, narcisi, lavande, vischi,

tutti che in te lunare si glorificano.

Fiori noi, tutti noi, cristalli senza prezzo,

che veniamo al mondo nel pianto

e lasciamo la Terra Madre

nel silenzio di speranze ingoiate.

Fiori noi, noi tutti, nessuno escluso.

Promesse d’un eterno viavai,

anime intrise d’azzurro sconfinato,

che un giorno rifulgeremo

più d’ogni stella e cielo d’oriente.

Pronti a luccicare con fierezza

nell’erba che trionfa, fiori senza fine,

all’aria placida di primavera.

Carlo Molinari

http://poeti2000.webnode.it

Benvenuto M° Umberto Piersanti!

Diamo il benvenuto ai nostri nuovi membri:

Umberto Piersanti,

Laura Russo

Grazie a Laura Russo e grazie al Maestro Umberto Piersanti (il più grande poeta contemporaneo in Italia, candidato al Premio Nobel per la Letteratura nel 2005 e Presidente del Centro Mondiale della Poesia “Giacomo Leopardi” di Recanati: per noi tutti è un grandissimo onore la Sua iscrizione. Attendiamo di leggere le Sue poesie con grande attenzione e partecipazione, grazie!).

http://poeti2000.webnode.it (Sito Web)

#poetiscrittori2000 (Facebook)

@poetiscrittori2000 (Instagram)

#poetiscrittori2000 (YouTube)