Al di là di ogni resa

Quanto mondo

m’è passato tra le mani!

La vita m’ha fatto nascere

uomo di due secoli

e ho ingoiato il pane del dolore,

ho spezzato le mie ossa

e mi sono bruciato le vene,

a petto squarciato ho inspirato

dipinti d’aurore e vespri di quiete.

Ho arpeggiato su corpi d’amore

e sono affondato in apnee di baci,

ho lasciato impronte su vette e lidi

biancheggiati da lavacri di sole:

ho gridato, ho litigato, ho giudicato

ho fatto pace con la mia terra,

ho invocato a sangue il mio Dio

e ho acceso qualche fiaccola di fede.

A dir grazie perché ancora

mi ritrovo ad amare, e tanto

e non c’è esistere più vero

che aprir gli occhi ogni mattina

e sentire il suo cuore che pulsa:

forse per me, forse per altri o per nessuno

e tu vita, se questo è ciò che mi resta,

dammi i tuoi minuti e il mio girovagare

ch’io sappia sempre sollevar la testa

e ornar di sacro le tele biancastre

che ancor m’è dato di respirare.

 

Carlo Molinari

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In una selva oscura

Amor mio

che non declini,

afferra le mie mani

di vesciche e calli,

che la ferocia della vita

già ci insidia i passi,

e seminiamo

le nostre impronte

nell’impeto d’amar,

che è germogliato

un canto boschivo

e i pettirossi

ci sbocciano in mano

sotto felci ombrose,

a difender quel bacio

che è solo tuo,

e odora di radice

e di terra d’ambrosia.

 

Carlo Molinari

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Come vagabondi

E disperdersi

in questo rotear

di briciole stellari,

mentre tace

l’umida terra

popoli interi

a reclamar

sete di pace,

chiese in agonia

d’un Cristo

abbandonato,

strade di sesso

e gambe patinate

ad invogliar

putride vergogne,

amanti nascosti

in un’auto

che non basta

a contener

calori traditi,

madri claustrali

a vegliar

senza parola

altari di candele

e noi,

che viviamo

la tenebra

come

salvifico elisir,

ci rotoliamo

dentro al cuore,

schizziamo

i cervelli

implorando amori,

strisciamo

sbavando seni

e chiome al vento,

latranti

come vagabondi

senz’ali

in cerca d’un cartone

dove amare

senz’alcun lamento.

Carlo Molinari

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05/10/2019

Dicono

Dicono che i poeti

sanno amare più donne

sotto lo stesso sole,

è vero.

Dicono che i poeti

non si legano mai

ad un solo cuore,

è vero.

Dicono che i poeti

ornano di oro, platino

e argento il bel sesso,

è vero.

Dicono che i poeti

si librano come farfalle

su più fiori inebrianti,

è vero.

Dicono che i poeti

illuminano d’infinito

le labbra di tante amanti,

è vero.

Non sono mai stato

un vero poeta.

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Cosmopolita

Anima infuocata

e delirio del cuore,

tomba della ragione

e parola che rigenera,

che sia pasto per me

la tua bocca di ginepro,

annaspare tra le pieghe

delle cosce marmoree

e dissetarmi al battistero

dove si genera la vita,

che arrivi spudorato

anche il giorno dell’addio,

ci ritroveremo

una strada più in là,

ignudi senza la mela

del peccato, perché

un respiro senza di noi

è come zolfo d’inferno,

e smarrirsi nell’Eden

è solo da piccoli incapaci.

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Amarcord

Amor che non ti spegni,

cavalchi i frangenti

d’un mare in tempesta,

ti bacia l’ombra della luna

e mi chiedi quale notte

sarà ancora nostra.

Come un sole artico

che non concede tregua

agli scompigli del cuore

sarò tra le tue carni,

e sarà ben arduo l’oblio.

Una notte di lenzuola

non muore nel silenzio,

e lo specchio tacerà

ciò che ha visto,

perché l’alba è già tra noi

e i corpi affamati

ancor si chiamano.

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Testamento

Quale grazia

e quale bellezza

mi contorsero

i sensi,

sangue sconvolto

tortura d’anima

occhi devastati

corpo martoriato,

non poter

che soccombere,

toccare satana

e Cielo immenso

con un solo dito,

fiore di maggio

e goccia d’arsenico,

mia condanna

e mia salvezza!

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Quell’incontro

Era incontro di mani

e odor di pelle

sulle pareti già complici,

solo saper d’esserci

e continuare la via,

dove s’incontra nebbia

ma si conosce la strada,

dove il bacio è disperso

ma il vento lo ritrova.

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