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Carlo Molinari… Scrivere secondo istinto.

Cercando di fare un po' di poesia

E non dormire mai

Nelle ore più corvine
di questa notte bastarda
ti avverto accanto a me
distesa muta, silente
sulle mie lenzuola
di raso antico,
chiome sbaragliate
sottoveste nera in pizzo,
non proferisci verbo alcuno
ma t’avvicini con la mano
dita rosee affusolate
gambe e ginocchia lisce
vedova di smalti scarlatti.
 
E non dormire,
non dormire mai.
 
 
 
Luglio 2017
 
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Considerazioni notturne

Sempre più assilli

attorcigliano le mie ore di buio,

e lenzuola accartocciate,

un astioso onirico mi lacera

agitando il torpore morfeiano.

Ma scaraventa lontano

decenni di dolorame variegato:

anche il patire ha le sue tinte

e non indossa per forza il nero.

Se la mia esenzione invoca

tributi altissimi da versare

allora acumino le lame,

mi cingo per acre contesa

e acerrima guerriglia sia.

Non avrete la mia pelle.

10/2017

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Le tre giornate

Quel fulmine argenteo
che ha squarciato la città vuota e afosa,
ha lasciato la sua nube profumata.
Ma si è diradato ad altri lidi.
Parte una donna,
poco conta se non è la tua donna,
è pur sempre un cuore che ti svuota.
Le parole degli altri
sono tante acca: non le senti.
La strada per la verità è irta e bollente,
qualcuno, dotto e intelligente,
l’ha già trovata.
Ma noi che beviamo il giorno
sino all’ultima goccia
ancora non la conosciamo.
E quando ci ritireremo sottoterra
per non disturbare più,
forse, ancora non sapremo nulla.

 

Bologna, 1990

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#indietrodi27anni

E già la sera tace

Di rosazzurro si tinteggia

quest’accaldato vespro,

flebili orpelli in lontananza

strade che sciamano al silenzio.

È sola solitudine di sole,

anche l’infinito tace afono

a rendermi pietosa compagnia.

Ogni respiro si fa attesa

ogni sospiro si fa rimembranza.

 

 

06/2017

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Conto alla rovescia

Ti attendevo incredulo

sin dai giorni dell’afflizione

ancor imprigionato

nel mio feretro esistenziale.

Ti ho da sempre partorito

con flebili lamentazioni

celata nelle mie viscere roventi,

seme pronto a brancolare

nei meandri dei miei primordi.

Perché da secoli immani

germogliavi in me

ma io disgregavo amori

e di fiato energie.

Non ti ho smaniata soltanto

in concetti sbiaditi,

ti ho inseguita anche

nel mio coraggio sfiancato.

 

E strascicavo le giornate

in attesa d’un avvenire

fradicio di te.

 

 

05/2017

#ripropongo

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Attimi

Attimi di vita traspirata

solchi che intravedono

placide maree e vento intorpidito.

Attimi d’attesa quando il niente

sembra impadronirsi del respiro,

linfa vitale, afflato unico.

Attimi di amplessi epocali,

donne passate in rassegna,

un cuore unico che ora mi ascolta.

Attimi che trattengono altri attimi,

le mura tacciono, la quiete strepita

le finestre s’affacciano al divenire.

Perché appartengo ancora

al mondo delle foglie secche,

ma sono sempre tronco

con radici ben infossate

fino al magma della terra.

Rinasco dalle mie ceneri.

Sempre.

10/2017

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Tra te e il mare

Ti ho contemplata
mentre uscivi dalle acque saline
scortata da flebili onde,
dea delle maree, mia Anfitrite,
un lieve stuolo di piccoli pesci
a lambirti le caviglie.
Le chiome di grano
lisciavano scomposte
il tuo collo roseo,
mentre minuscole gocce
imperlinavano le tue membra
stormite da brusca tramontana.
Ed irradiavi folate di sensi,
i tuoi occhi mi scrutavano
vagante tra l’arena e nulla dicevi,
solo un sorriso e mani protese
ad inseguir le mie.
Avrei voluto una tela
e miriadi di sfumature
per dipingerti e renderti immortale,
ma le nostre anime già ora
s’inerpicano nelle azzurrità
ed anche oltre la morte, credici,
proseguirà quest’amplesso
di odori di pelle
e di salsedine cementata
tra le insenature delle labbra.
Io ci sarò.
 
Settembre 2017
 
 
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#ripropongo
 

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C’eri una volta…

La notte delle streghe
ha celato i suoi misteri
ha gridato le sue sconcezze
ha rabbuiato le mie paure.
Credevi d’avermi schiacciato
nel nulla della dimenticanza,
ma mi sono rivoltato
come cane umiliato
a bastonate.
E niente è più come volevi,
niente è più come prima.
Ora volo ed ammasso sprazzi
e cumuli di vita reale.
Sì, da re non più spodestato
da urla e follie dei tuoi penare.

Ora vivo da vivo.

Ed anche se dovessi traspirare
cellule d’apparente morte,
è solo un momento che sfugge
al sole fresco del mattino.

Non ti appartengo più.
Io sono luce che irradia
solo attimi d’amore.

 

 

In treno verso il Cadore,
10/10/2017.

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Ti avrei anche detto

Ti avrei anche detto
che ti amavo, che sei una scintilla
nelle sere d’ottobre, quando il buio
piove presto e offusca
le ombre lunghe del passato.
Ti avrei anche detto
che la strada ora è piana,
e che ogni dolore s’è affievolito
per sempre, disciolto
nelle polveri del nulla.
Ti avrei anche detto
che desideravo il tuo corpo,
le tue mani, i tuoi capelli,
e ti avrei strappato anche i vestiti,
sbranato i seni,
quando di mattina s’ affaccia
quella nebbia mortifera che sgretola
la mezzeria e gli alberi,
e campagne dissodate,
e raggiungerti sembra impossibile.
Ti avrei anche rivestita a festa
e ricoperta di mille parole infuocate,
avrei urlato il tuo nome ai venti
fino a sgolarmi, fino a svenire
fino a perdere i sensi.
Ma mi sono specchiato
nell’immobilità più assoluta
e ho bevuto la tua assenza,
mentre tu m’inchiodavi
e sussurravi al settimo cielo:
“Ogni tua frenesia
è mia goccia di sangue
fin dalla notte dei tempi”.

Ineguagliabile follia.
Non voglio più aspettarti.

 

5-8 Ottobre 2017

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Lei balla da sola

Carlo Molinari... Scrivere secondo istinto.

Ci siamo ritrovati di notte,

tu vagavi, io erravo.

Sbagliavo quasi

a fidarmi del cielo

quando intorno a me

coabitavano solo

tuonilampituoni

(fors’anche di cuore).

Ma ora tace a forza

quest’anima sbranata,

s’arresta dietro sbarre,

di silenzi sbarre.

Sono capace di amarti.

09/2017

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Quali strade ha il destino

Carlo Molinari... Scrivere secondo istinto.

Me l’hai sussurrato

in questa sera da licantropi,

come ho potuto scagliarmi

negli abissi del tuo cuore.

Il mio passato è sì denso

di spasimo e vita bohémien

ma ogni ondata era preordinata

al tuo attracco finale.

Perché vesti quel briciolo di follia

che si specchia nei miei anfratti,

e rechi imperitura tregua ed ordine

in me, uomo maldestro.

Suonerò ancora per te,

brandirò forse il tinteggio,

ma non mi snerverò mai

di magnificarti

nei miei sventurati versi,

anche nell’infinito più terso

o negli inferi più cocenti,

versi che odorano di salinità

e di lenzuola impregnate di noi.

Perché non è stato un caso

incappare nei tuoi occhi,

sequestrarti al tuo mondo

e trascinarti nel mio.

Due eternità infinite.

Noi eravamo. Noi siamo.

09/2017

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Neanche una luna

 
Larve, solo larve
di trapassati ad infestar
la mia notte sola.
Dove ti sei offuscata
donna dai rari tacchi?
Solo duellare con l’aria
fra loculi e spiriti
estorto da tremore infinito
mentre ozia nelle spelonche
anche la stirpe del crepuscolo.
Dove sei evasa ancora
ch’io ti bramo senza sosta
e brancico nella tenebra?
Larve, solo larve
di trapassati ad infestar
la mia notte sola.
 
Dissonanze della sonnolenza
e neanche una luna.
 
 
Giugno 2017
 
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Lontananza

Sarò qui a difenderti,

non perché lo pretendono gli dei,

e forse non lo reclama

neanche l’anima mia.

Sarò qui a slacciarti il varco,

non perché me lo supplicano

le foglie ocra lacerate

sull’asfalto, umiliate mille volte,

e neanche le giornate

che si contraggono

schiacciandoci spediti

verso il gelo e a nuovi

pullover di lana.

Sarò qui a devolverti un abbraccio,

non perché me lo urla la sorte

né il defluire dei giorni

in vedovanza da noi.

Sarò qui, sarò qui che ancora t’attendo

perché non so fare altro nella vita,

non so istoriare paesaggi immacolati

e neanche suonare soavità ottocentesche.

Sarò qui raccolto ad offrirti

me stesso perché adesso

sono io che me lo decreto.

 

Perché è lontano il dolorare

ora che sei tu il mio riverbero.

 

 

09/2017

Foto libera da copyright

Nerone dice che…

Conobbi Nerone (Sergio Terzi), pittore-scultore e poeta di fama internazionale, anni fa durante una sua mostra di pittura. Trovai in lui subito una persona di una profondità abissale, una persona che ti guarda dritto negli occhi e ti ha già fatto la completa radiografia del tuo carattere, di chi sei e di che cosa hai dentro il cuore; un uomo (ed un genio) che viene da una vita di sofferenze e di patimenti ma che con l’arte pittorica e poetica (oltre che narrativa) ha saputo e voluto tirare fuori il meglio da sè stesso proprio quando la sua vita era in serio pericolo a causa dell’alcolismo. Per anni è stato l’autista di Ligabue. Nel 1996 ha ricevuto a New York (al Metropolitan Square Garden) il premio alla carriera artistica. Gli ho presentato il mio libro di poesie “La luna delle sei” (inedito), che raccoglie 30 anni di mie poesie, dal 1986 al 2016, anche se ha già potuto leggere le mie ultime poesie del 2017 a “resurrezione “avvenuta. Mi ha scritto la presentazione del libro stesso, ancora inedita anche quella, che qui stasera voglio proporre: per la sua profondità e chi leggerà capirà molto di più… Certo, il tutto è molto influenzato dall’idea che Nerone si era fatto anni fa di me, quando non vivevo ancora nella luce ed attraversavo un brutto periodo, ma il suo stile “terra terra” e la sua semplicità diretta, direttissima, la dicono lunga… Ancora grazie Nerone!

http://www.neroneart.com

 

Carlo Molinari è un poeta dell’anima, che cerca la poesia come se fosse il pane quotidiano.

È una persona che ha sofferto tanto il vivere, ed attraverso la poesia ha scoperto sé stesso, come un fiore che non appassisce mai.

Con la sua timidezza, che si nota bene guardandolo nei suoi occhi a volte tristi e malinconici, cammina come se fosse il vento dell’amore a spingerlo in avanti mentre incontra l’arcobaleno della vita, che gli ha dato la forza di scrivere senza fermarsi mai.

Questo è un dono del Padre Eterno che solo gli eletti scelti da Lui hanno.

Spesso la poesia diventa il miele della vita, e il cammino della speranza non deve mai mancare. Quello che non c’è oggi, può esserci domani.

Il suo modo di scrivere è delicato e profondo.

Via il panico, la tristezza, cercare il sole, la luna, le stelle, i tramonti quando baciano l’acqua del mare e si sente il profumo dei fiori a chilometri di distanza, il canto mattutino dei galli che annunciano il nuovo giorno…

Carlo Molinari è anche un musicista, suona il pianoforte con i suoi tasti bianchi e neri: anche questo è un suo amico che non lo dimentica e non lo lascia mai solo.

“Carlo, da amico ti dico: devi imparare ad amare te stesso, non devi mai contare su nessuno. La gente parla, parla, e non dice niente. C’è una cattiveria in giro da spavento: uomini senza cuore e senz’anima. Bisogna abituarsi ad una società che non ama il prossimo ma solo sé stessa. Si sente nelle tue poesie recenti, a fine libro, che c’è aria di primavera, e scalderà il tuo cuore e la tua anima, e non sarai più solo”.

Le poesie di Carlo Molinari mi ricordano Cesare Pavese, un uomo che ha sofferto tanto fino al punto di cercare la morte come fosse sua madre. Un grande uomo, il suo amico Davide Laiolo, scrittore e politico, l’ha salvato tante volte dal gesto estremo ma una domenica Pavese gli telefonò e, non trovandolo, gli lasciò una lettera che recitava: “Stavolta non mi salverai, caro amico, e così finalmente abbraccerò la morte che ho tanto desiderato, lasciando solo la mia poesia”. Ma chi è nato non morirà mai, perché c’è un altro mondo che non conosciamo, e sarà bellissimo.

Ecco, le poesie di Carlo Molinari, seppur lontanissime dal gesto estremo, mi ricordano tanto l’intensità e la profondità di quelle di Pavese.

Mi piace anche questo titolo “La luna delle sei”: mentre piano piano si fa sera, poi si fa notte, e poi arriva il giorno con la luce che manda Nostro Signore, senza farsi pagare mai niente.

 

Nerone

25 Marzo 2017 in Gualtieri (RE)

 

 

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