Secondo Umanesimo Italiano 2018

Premio speciale della giuria al Premio di poesia ed arte contemporanea “Secondo Umanesimo Italiano” (Accademia italiana per l’analisi e la significazione del linguaggio “MEQRIMA”),  Udine, 2018.

La poesia premiata dalla giuria è questa:

 

“Pioggia sull’asfalto”

 

Ti dona l’azzurro.

 

E i tuoi occhi di cielo

si scompigliano con le maree,

potessi sfiorare le nuvole

sarei più vicino a te

mi concederesti

le tue ali d’angelo,

sarei un combattente

come lo sei tu,

invece sono spirito

che vaga nell’oscurità

dimentico delle glorie

del giorno appena passato.

 

Ti dona l’azzurro.

 

Anima d’empireo

trascinami via con te,

tra i solchi del dolore

e le mareggiate d’un tempo,

perché l’attesa non sia insonnia

perché la mia audacia

non sia più asfissia acuta.

 

Carlo Molinari copyright

Ph. copyright free

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Recensione: “La lirica inedita di Carlo Molinari “Pioggia sull’asfalto” tratta della donna e della sua forza d’animo rispetto alla maggiore debolezza dell’uomo, nella fattispecie del poeta. Il titolo rivela lo stato d’animo e l’ambiente dal quale il poeta trae ispirazione. La pioggia non cade nel dannunziano pineto, bensì sull’asfalto. La natura è fuori dal gioco, la pioggia nel pineto cantata da D’Annunzio ha ceduto il passo all’asfalto e non ha lo stesso effetto purificatore e vivificante che può avere sulle fronde, sui prati, sui pini. È una pioggia sgradevole, quasi innaturale, quasi artificiale. In questo ambiente non favorevole all’uomo si colloca la donna cantata dal poeta. Ad essa si addice il colore azzurro come negli incipit delle due parti in cui si suddivide la poesia – non il colore viola della tristezza come nel celebre film di Spielberg -, il colore del cielo sereno, per eccellenza della spiritualità. Il poeta si rammarica di non potersi avvicinare alle nuvole leggere e alte del cielo perché così non può raggiungerla ed essa non gli può dare le proprie ali d’angelo. L’uomo di Molinari non può combattere come la donna ed è al contrario uno spirito più adatto all’oscurità, senza gloria vera e propria se non quella del piccolo raggio. Che sia la donna una combattente e non l’uomo, sorprende senz’altro, in genere e per definizione i guerrieri sono sempre stati i maschi e lo sono ancora, ma il poeta percepisce con la sua sensibilità d’artista che le cose stanno cambiando o, più precisamente, che sta cambiando l’ottica sulle donne e sui maschi. Una comprensione più profonda si verifica da parte dell’uomo, di Carlo Molinari, relativamente alle qualità femminili senza le quali egli si sente perduto nell’oscurità che contraddistingue non tanto l’ambiente attorno a lui, ma la sua personalità, il suo spirito, la sua natura maschile diversa da quella aerea e celestiale della donna, così per il poeta. La donna di questa poesia – e di altre di Carlo Molinari – ha un’anima divina e l’uomo vorrebbe poter essere portato via con lei attraverso i percorsi del dolore e le burrasche del passato, così che l’attesa di stare con lei non lo renda insonne, che l’ardimento, la combattività non gli tolga più il respiro dell’attesa senza sbocco, ardimento che in assenza della donna non si realizza in nessuna misura, ma appunto soffoca l’uomo nell’attesa. Carlo Molinari non ha paura di riconoscere la natura forte della donna pur nella levità del suo essere. Quest’uomo tuttavia, che si sente poco audace, risulta essere più forte di quanto sembri, ha la forza e il coraggio di accettare la donna per quello che è secondo quanto egli ne percepisce nella sua profonda comprensione delle cose. Non si tratta di un elogio conformistico della donna, usuale nell’eccitazione erotica dell’uomo di tutti i tempi, qui il poeta ci mette di fronte alla capacità di combattere della donna nel contempo e di vivere per così dire ai piani superiori, nell’alto dei cieli, capace di stare con le nuvole, di sognare quindi come le nuvole con le loro forme cangianti suggeriscono, capace di volare con le sue ali che non sono di rapace anche se di donna combattente, bensì sono di angelo che combatte per proteggere, per fare il bene, una lotta tipicamente al femminile, non per uccidere, per sopraffare, ma per aiutare il mondo a vivere, in special modo gli uomini così inquieti, così adatti alla Terra concreta e materiale, inadatti all’azzurro, ma di più all’asfalto, duro e grigio, impermeabile ai benefici di una pioggia risanatrice, inadatto ad accoglierne il balsamo”.

Rita Mascialino (presidentessa e fondatrice del Premio di poesia “Secondo Umanesimo Italiano”), “Rassegna di poeti, scrittori e artisti” (Immagini e parole), Vol. 3, pag. 148-149, Cleup Editrice, 2018.

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