E’ qui l’eternità

Giovedì Santo

Anima votata al candore

ti sei contornata di lune,

e abbaiavano i cani

legati a catene d’odio,

strisciavano le serpi

nelle polveri più sudice,

di tempo sprecato sei regina

e di luce mancata una signora,

hai amato per millenni

nelle fattezze più errate

ed ora ti richiamo al triduo

che del Cielo è la porta,

è tempo del ritorno

perché sai, breve è la vita

e d’ansimar non s’è mai stanchi,

appendi alla forca il dolore

che la lingua non intesse lamenti,

è quasi Pasqua e il sepolcro

gli angeli han spalancato,

e sia la quiete la tua missione

perché il tempo corre,

e sia l’amor vivo il tuo pane

perché un cuore già ti ama.

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04/2019

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Prima fermata, Paradiso

Nel buio si ridiede senso all’esistenza

ormai denudati dall’esecrabili paure,

una supplica come frutice d’eliotropio

s’innalzò a sfiorare l’oscurità, e recava

il silenzio divino, i piedi nella mota

e l’anima chiarissima, ma non si canta

il versetto di Davide senz’aver palpato

le brutture dell’animo umano, perché

tutto è transito, tutto è istante,

tutto si disintegra, e tutto riaffiora,

quando cambia il finale.

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Ed è oceano senza fine

Questa notte non ti odo parlare,

forse che le distanze t’hanno

resa straniera sulle mie terre?

Forse che il fiume delle rose

s’è incagliato sull’artico arenile?

Forse che l’incanto d’un tempo

s’è insonnolito per sempre

tra le tue ciglia struccate

e tace il nostro giorno?

Ti voli allora,

tra le ali dei defunti,

ciò che mi resta d’amore,

ed è oceano senza isole,

immensa tu, immenso io,

stella viva tra le mie braccia,

freccia scagliata nel mio cuore,

che non si rassegna, mai

a morir dimenticato.

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Prime brine

Apriti cielo, riempi l’aria

d’universo senza dogane,

le tue rigature amoreggino

con la rota dell’arcobaleno,

le stelle svaniscano ingerite

e la luna bionda si tumuli,

stringendo le mani di turchese

a chi si stiracchia nelle nudità,

s’accendano ceri alla Vergine

e si temperino le vendemmie,

le fascine di luce senza maree

arpeggino con i poggi già cerei

e i viottoli avviliti favoreggino

il chiaror che ancor resuscita,

senza mai arrogarsi nulla.

 

 

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Di morte e sperare

E continuar a sognar

di luna e di stelle,

soffici punti inchiodati

a questo mantello cosmico

che ammorba d’oscuro

ed effonde riposi siderali,

ma invocar anche e subito

che la notte diserti, e livrea

d’insorgente sole sfratti via

antichi mali, rileggendo

le sazie righe d’un vivere

anarcoide, gravido solo

di respiro diletto, mio, tuo

e ancora baciarti.

 

 

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Perché tu, perché io

C’è stato quasi un congedo

ma non osiamo ancora

emigrare dalla scena.

 

Nelle notti di polvere d’argento

quando gli astri scorazzano

tra le galassie delle nostre vastità

noi ancora ci inseguiamo,

intralciamo i nostri sonni,

io ti chiamo per nome

tu mi sveli un bacio appartato,

tutto crolla ai caselli della palude

tutto si riveste di mani grondanti,

ancora e per sempre dilaniate.

 

D’impeto tormentate.

 

Perché non è stato un caso

veleggiare nel tuo sorriso,

nei tuoi occhi indecisi

nel tuo dolore rintanato,

no, non è stata mai vana fatalità.

 

C’è stato quasi un congedo

ma non osiamo ancora

emigrare dalla scena.

 

Perché tu sei fiore

ed io corolla tinteggiata,

tu sei roccia impervia

ed io acqua che consuma,

tu sei vento furioso

ed io fogliame impazzito

che t’insegue nel silenzio.

 

Perché tu, perché io.

 

 

“Eppure nonostante tutto, solo noi,

sappiamo essere così lontanamente insieme”.

(Julio Cortázar)

 

05/2018

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Ancora in sala parto

Notte di stelle spente

il freddo morsica la pelle,

le mie labbra sigillate

recano voce libera

a uno stuolo di domande

sul giorno che avanza.

Il Dio nascosto ha da sempre

indicato la via maestra,

e le mie arsure d’animo

la stanno sgretolando

con rapidità impensabile.

La giovinezza l’ho dissolta,

i giorni dell’affanno

li ho murati senz’appello

per cambio gestione.

Ora tutto rifulge, tutto ambisce

tutto si crea, tutto esplode

e un uomo ama.

Perché non ha proprio senso

questa vita di respiri

se non bruciata

per un bacio in più.

11/2017

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